10 MAGGIO 2008-PRESIDIO ANTIFASCISTA A UDINE
29 APRILE 2008
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Pronto, chi terrorizza?
Dunque ha vinto la campagna del terrore, pompata ad arte, in modo invasivo, capillare e condizionante. Il congegno della paura e della sicurezza messo a punto dallo staff del candidato sindaco Alemanno, quello col “simbolo religioso” della croce celtica appeso al collo; quel simbolo che per intenderci è sempre affiancato alla svastica
nella firma delle azioni e aggressioni fasciste di questi ultimi anni;
quello accolto e festeggiato al Campidoglio dal coro “duce duce” e
saluto romano…
La campagna dunque, ha avuto per tema la paura, soprattutto la paura delle donne di essere violentate. Violentate da immigrati, con indicazione di provenienza, cioè rumeni. Il caso della ragazza stuprata e accoltellata alla stazione La Storta ne è stato la chiave di volta.
Gestito
tanto “ad arte”, al punto che “se non c’era bisognava inventarlo”; -la
magistratura indagherà-, a noi lascia una indicibile, profondissima,
amarezza per l’azione strumentale di puro sciacallaggio politico
praticato sul corpo della vittima chè è anche uno stupro potenziale e
ideale a tutte le donne, quando i corpi violati sono convertibili in
bonus politici, in esca elettorale, infine in voti.
Ecco
che cosa ha fatto lo staff del sindaco: ha preso il telefono e con
migliaia di telefonate, ha instillato via cavo il seme della paura, in
particolare per le donne, di quella
paura. Dopo il “lei per chi vota?”, se la risposta non era gradita, si
passava subito al “…ma lei che è donna, non ha paura di essere
violentata?” Tremendo.
Per
chi segue la cronaca e fa due calcoli, o segue quelli già fatti dagli
istituti di statistica ecc., sa che la maggior paura che deve avere una
donna è quella di essere maltrattata, violentata o ammazzata in casa,
cioè dal partner. Questi dati però non fanno notizia, sono un
periodico, insignificante, freddo elenco di numeri che non suscitano
interesse; noi li ripetiamo e li ripetiamo, li commentiamo, li contestualizziamo, cerchiamo di capire perché, dove si può intervenire, come si può cambiare…
Indichiamo
i primi della lista cioè mariti, padri, fidanzati; uomini di casa
nostra; e indichiamo, quando capita anche l’uomo venuto da fuori.
L’uomo venuto da fuori è invece colpevole, gravemente colpevole e il corpo della vittima diventa quell’oggetto che si usa per liberarsene. Né più né meno.
Gli
sconfitti piangono e nella loro autocoscienza dicono di aver
sottovalutato il problema “sicurezza”, questo che sembra per
scimiottamento diventato l’enorme, gigante, planetario, assoluto
problema per cui incominceranno a rincorrere i vincitori, magari
riusciranno anche a superarli a destra… Cofferati docet.
E’ di queste operazioni carognesche
che dovremmo aver paura, di questa falsificazione della realtà, di
questo agire in nome e per conto delle donne che è un agire da gran
bastardi perché delle donne non gliene può fregare di meno, e non sono le donne, non
siamo noi a dargli mandato, a chiedere pogrom e pulizia etnica, non
siamo noi a invocare politiche securitarie che oggi fanno rima con
leggi e azioni liberticide.
Lady
Rauti in Alemanno, nera doc, “tecnica” delle quote rosa, dopo il primo
punto del suo programma personale da first lady, cioè: “sicurezza”, al
secondo posto mette: “azioni positive per le donne”. Come dovremmo
interpretarle? Fidarci? Come si fidarono Donatella e Rosaria
quando salirono sull’auto di quei tre ragazzi della Roma bene, figli di
quella genìa, i cui parenti politici oggi si affacciano dal balcone del
Campidoglio? Dumbles - feminis furlanis libertaris 29 aprile 2008 |
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Elezioni ed erezioni politiche 2008
Dame,
cavalieri, martiri e ferrovieri.
Originale.
Questo giro c’è una candidata premier. La prima nella storia
della Repubblica.
Non viene dal contesto che dai tempi del primo
voto alle donne ha tentato, bene o male, di sostenere l’emancipazione
e la rappresentanza femminile; viene dal magma nero del fascismo al
quale si dice orgogliosa di appartenere. Anzi, di più. Abbiamo
da poco assistito alla sfida Santanchè vs Mussolini.
Dell’essere orizzontali … :“orizzontale sei tu…” “no, mio
nonno dice che sei tu…” ecc., per arrivare al cuore della vera
sfida che potremmo sintetizzare così: “… duce,
duce delle mie brame, chi è la più fascista del
reame?”.
Dame
nere entrambe senza dubbio alcuno.
L’aspirante presidentessa
accolta il 29 marzo a Milano dal coro “Duce - duce” e saluto
romano sarà pure in competizione ma tutto sommato a suo agio
in questa tornata elettorale che pullula di fasci di ogni risma:
Ciarrapico e Mussolini chèz Berlusconi; Roberto Fiore balla da
solo col suo partito nazifascista Forza Nuova, e lei ospita
Romagnoli, quello che nega l’esistenza delle camere a gas. Tant’è,
a questo si è arrivati anche grazie ad una sinistra
orizzontale, persa, prona al revisionismo, lasca nell’antifascismo,
ossequiosa al clericalismo, intellettualmente e imperdonabilmente
distratta verso le infiltrazioni destrorse multiformi e diffuse nel
tessuto culturale e sociale…
Lei, quella del “futuro che non
futa” (brava Cortellesi!), provoca. Nella presentazione del suo
libro “Le donne violate”; su Panorama dice: “…un libro che
denuncia la tragedia, la segregazione delle donne dovrebbe essere
libertario, sovversivo, progressista, insomma, molto di sinistra. E
invece è la sinistra che non sa fare più il proprio
dovere…”; guarda un po’, mascella volitiva in versione
femminista; lei patronessa delle musulmane maltrattate; di quelle
immigrate/i spesso clandestine che, ripete, con compulsione
ossessiva: “bisogna cacciare a pedate nel sedere”; però…,
però una donna non può prescindere dal consenso
femminile che è pur sempre un bel bottino ed eccola nella
versione grottesca della femminista di destra.
Una mostruosità
già intravista; ci provò a suo tempo anche
l’antagonista Mussolini, a più riprese, ma in particolare
nel lontano 2003 a capitanare le parlamentari contro la legge sulla
provetta che poi prese corpo nella “magnifica” legge 40...
Camaleontesse, -con tutto il rispetto per la bestia-, come lo è
tutta questa destra raccontata nel doc. Nazirock,
nelle svastiche e nelle celtiche, nelle aggressioni, nelle
intimidazioni, nel populismo, nel doppiopetto e nel manganello e ora
anche nei tacchi a spillo per camminare erette sugli attributi di
velluto dei camerati. Saranno, queste sue erezioni, accattivanti per
donne bisognose di un capo D come destra e D come donna? O
susciteranno solo voieurismo da parte soprattuto di U come uomini? O
solo fastidio perché taroccate come i suoi manifesti
elettorali :”Credo nella chirurgia estetica”?. Lei dice che piace
alle donne perché è un uomo (??). Molto difficile far
quadrare il fascismo emancipazionista. Anzi impossibile.
Proprio
in questi giorni poi in cui molte donne stanno manifestando in modo
vigoroso contro quelle esternazioni che riattualizzano il motto
fascista secondo cui le donne erano nate per “badare alla casa,
mettere al mondo dei figli e portare le corna”. Sorvoliamo sulla
casa e le corna, ma, stando a Ferrara, il mettere al mondo figli,
quella sì dovrebbe essere una vocazione. Così è
partito con la sua lista “Aborto? No grazie”. Ma Ferrara ci è
o ci fa? Mah. Un po’ patologico lo è, non per problemi
metabolici, per carità, ma per problemi di personalità
forse sì; il suo ergersi illuminato spirituale trascendente,
il suo vessillo dell’amore incarnato in donne partorienti a nastro,
il suo parlare per chi non ha voce, il concepito, che lo fanno
indubbiamente godere della provocazione forse lo fanno sentire anche
un po’ profeta. Incompreso. Su di lui in ogni luogo in cui posi il
piede piovono contestazioni miste ad insulti ed ortaggi, ovviamente
di chi ritiene di dover parlare per voce propria, essendo stata
bollata da assassina e quindi provocata. Non era che “chi semina
vento raccoglie tempesta”? Sul Corriere della Sera (6 aprile)
Ernesto Galli della Loggia lo dipinge come un martire consegnato “
in pasto alla demonizzazione estremistico- femminista “, Miriam
Mafai avrebbe voluto essere con lui sul palco di Bologna a
sostenerlo, Daniela Santanchè lo accoglie nel club dei
fascisti e Fausto Bertinotti gli manda la sua solidarietà…
A
questo punto si capisce che la frittata è fatta e che il
dissenso non ha più diritto di esistere, nelle piazze
sicuramente no, forse in qualche talk show televisivo addomesticato e
quindi castrato. Forse.
I membri parlanti sono quelli; chi tace
acconsente e chi protesta non può. A nostro avviso si chiama
regime, dittatura; strisciante, latente, incipiente; in dirittura
d’arrivo col Cavaliere e la sua cricca fascista, nondimeno con
Veltroni e i suoi comitati di affari. Quest’ultimo, in pieno
delirio infrastrutturale sta battendo perfino Berlusconi, al rialzo.
Se quello farà il ponte, lui vuole il TAV (Treno Alta
Velocità) in tutto il paese, una follia! E ovviamente anche
qui il dissenso non è concepito.
Ce lo spiega bene Emma
Bonino in una magnifica sintesi: (fonte ANSA) ''Esprimo,
innanzitutto, piena e forte solidarieta' a Mercedes Bresso, Sergio
Chiamparino e Antonio Saitta. Ed anche ad Antonio Ferrentino, per le
vergognose minacce a lui dirette'' dice il ministro per il Commercio
Internazionale e per le Politiche Europee, sulle contestazioni dei
manifestanti 'No Tav', che hanno impedito ieri sera (3 aprile) ai
presidenti della Regione Piemonte e della Provincia di Torino e al
sindaco di Torino di partecipare a un incontro in Val di Susa con la
popolazione. (Vedi
come è andata)
''Tira
nel Paese una brutta aria: si impedisce con la violenza a Giuliano
Ferrara di tenere i suoi comizi; si impedisce ai rappresentanti delle
istituzioni locali di incontrare la popolazione della Val di Susa.
Una rumorosa minoranza che si spaccia per alfiere della democrazia
diretta tiene in realta' in ostaggio la grande maggioranza della
popolazione della Valle ma tiene anche in ostaggio un intero Paese,
che rischia di essere sempre di piu' emarginato dalle grandi vie di
comunicazione europee. Non ce lo possiamo permettere'', conclude il
ministro.” E brava Bonino!
Gli intolleranti della Val di Susa si
chiedono se non sia invece che è la maggioranza della
popolazione ostaggio di una minoranza di politici mediocri.
Già…
Sulla Repubblica del 6 aprile perfino un prete (non
di quelli no global) se ne esce a dire che “la classe politica è
una schifezza sociale”.
Originale. Questo giro comunque, è
peggio del precedente. Due anni fa la campagna elettorale si
caratterizzava e concludeva con la parola coglioni in bocca allo
psiconano, oggi gli attributi maschili non sono ancora stati
ufficialmente sbandierati nei comizi, salvo le illazioni della
candidata premier su quelli di velluto in segno di spregevole
effeminatezza per i colonelli di Fini; il celodurismo di coloritura è
finito da mò, ma nell’aria aleggia un puzzo
patriarcal-fascista dove non occorrono le parole a definire gli
organi per far capire che comunque quelli suggeriscono linguaggi,
programmi e filosofia, sotto il gessato, il talare, la testa rasata o
il reggicalze.
Quando il colpevole diventa vittima e la vittima
colpevole per il solo fatto di far valere le proprie ragioni, quando
donne offese non hanno diritto di parola e alle minoranze vessate è
concesso dire solo di sì, quando stampa e media coprono e
legittimano questa operazione politica di repressione e censura, lo
abbiamo detto in altre occasioni, si compie
uno stupro civile.
Chi rappresenta chi? Nella scena politica
di oggi è dura da definire. Molte sono dubbiose, alcune
faranno una dichiarazione di non voto, altre troveranno delle
affinità, forse sì, forse no, la maggior parte di noi,
da anarchiche non voterà perché, detto in estremissima
sintesi, non crede nella rappresentanza ma nell’autogestione
(peraltro esperienza praticata per almeno vent’anni al Centro
Sociale Autogestito di Udine); ma, al di là di tutto questo, o
forse, per colpa di tutto questo detto sopra, c’è una cosa
che in mezzo a queste erezioni di modelli imposti per noi, erezioni
di lusinghe, di sacre verità o manganelli, c’è una
cosa che ci scalda il cuore, ed è quel parlarsi fra donne di
questi ultimi tempi, quella rete, quel confronto sempre connotato da
un sentire comune intimo e collettivo che si chiama
autodeterminazione che è la misura della nostra forza e della
inadeguatezza degli/le eligendi schierati orizzontali, obliqui o
verticali. Questo ci fa capire che abbiamo prima di tutto già
dato un voto ed è a noi stesse. L’unico che noi diamo e
daremmo volentieri.
Dumbles
- feminis furlanis libertaris - 8 aprile 2008
24MARZO-PASQUETTA NO TAV
PASQUETTA NO TAV
Porpetto lunedì 24 marzo
Diciamo NO al mostro TAV (Treno ad Alta Velocità): devasta l’ambiente
(quel poco rimasto!), è inutile e costosa. Eliminiamo il traffico su gomma chiedendo di valorizzare da subito, per il trasporto merci, le linee ferroviarie esistenti.
dalle 12.00 alle
19.00
sul
prato a lato della Strada Provinciale 80
(strada
Porpetto-San Giorgio di Nogaro)
BASTA NAZI
Un anno fa avevamo denunciato pubblicamente le
aggressioni e i pestaggi
fascisti subiti in città da
ragazzi dal look alternativo/di sinistra
nelle scuole, per strada
e nei locali, gli attacchi al Centro Sociale
Autogestito, ai
circoli Arci, a sedi di partiti di sinistra, le
svastiche, le
celtiche e le scritte naziste disseminate per Udine e
nel
circondario.
Da quest'estate la situazione è
addirittura peggiorata, questi sono solo
gli episodi più
gravi degli ultimi mesi:
l. l'aggressione a colpi di boccale in
faccia a un antifascista fuori
dal Bire; 2. le minacce subite
dagli avventori di un locale frequentato
da gay; 3. l'inseguimento
e la sassaiola contro l'auto di 4 ragazzi che
avevano appena
lasciato il Bire; 4. l' intervento provocatorio del
capetto dei
fascistelli a un'assemblea studentesca antifascista nella
sede
della Cgil; 5. gli insulti e gli sputi alle donne che
manifestavano
in piazza durante la giornata contro la violenza
sulle donne; 6. le
scritte fasciste che continuano a campeggiare
in città tra il
disinteresse generale quasi che quegli
obbrobri siano una normale
componente del paesaggi; 7.
l'aggressione a due ragazzi da parte di due
naziskin appena
maggiorenni ma già armati di coltello; 8. l'incendio a
scopo
intimidatorio del portone in legno [andato completamente
distrutto]
dell'abitazione di un testimone in un processo per minacce
che
vede imputato il capetto dei naziskin; 9. il contemporaneo
tentativo
di incendio con benzina della recinzione e dell'edificio Centro
Sociale Autogestito.
Quelli che stanno succedendo a Udine non
sono fatti isolati, ma si
inseriscono nella preoccupante crescita
dei gruppi neofascisti in tutta
Europa e in Italia (con pestaggi e
intimidazioni a antifascisti,
migranti e qualsiasi persona non
rientri nei loro parametri di
accettabilità, con incendi a
Centri sociali occupati, circoli Arci, luoghi alternativi, sedi di
partiti di sinistra), ed anche nelle
politiche securitarie
governative, nel contesto della dittatura
mediatica, del
revisionismo storico, dell'attacco all'autodeterminazione delle
donne.
Bisogna che si sappia che anche a Udine ci sono gruppi
nazifascisti che,
indisturbati, praticano la violenza, arrivando
ormai a infestare anche
posti diversi dai loro covi abituali. Non
si può accettare come normale
che il fascismo prenda piede
approfittando dell' ignoranza della storia
da parte delle nuove
generazioni.
È fondamentale che queste informazioni
circolino come primo passo per
organizzarsi, tenere viva la
coscienza antifascista e combattere il
razzismo, il sessismo e
l'intolleranza per il diverso. Non si deve
sottovalutare questi
fatti, pensando che tanto tocca sempre ad un altro,
non ci si deve
lasciar intimidire. Se non ci muoviamo adesso rischiamo
che queste
situazioni si riproducano e diventi un problema perfino
girare per
strada, nella colpevole indifferenza e apatia generale. Per
questo
invitiamo tutte le persone e i gruppi sensibili all'
allerta
antifascista!
Sabato 29 marzo, dalle 17 alle 19, piazzetta del
Lionello, Udine, presidio
antifascista con interventi, musiche,
controinformazione.
Sabato 19 aprile, h.18, Centro Sociale
Autogestito, Udine, presentazione
di "All'estrema destra del
padre" e "metiX babel feliX", contro vecchi e
nuovi
nazifascismi e razzismi.
Venerdì 25 aprile, Udine,
r/esistenza ora, 65° anniversario della
Liberazione dal
nazifascismo storico, per la liberazione dal
nuovo
nazifascismo.
COORDINAMENTO ANTIFASCISTA
UDINESE
fip,udine, viale tricesimo 7/3/2008
8 MARZO-FESTA DELLA DONNA
NON
E' UN PAESE PER DONNE
-
ci hanno concesso l'anima ma non ancora il corpo-
Dell'anima
che non si vede, possiamo farne quello che vogliamo: venderla al
diavolo o involarla al cielo; del corpo invece no.
L'esercizio
della nostra volontà su di esso, perlomeno su quell'organo dal
quale tutt* siamo transitati per venire al mondo, si vorrebbe ancora
a noi preclusa e condizionata ai voleri altrui.
Considerandolo
nella sua interezza, il corpo che la nostra civiltà ci ha
costruito intorno è un
corpo da vedere,
nei calendari, nelle tivù, nelle reclames, nella rete; su
tutti quei mezzi davanti ai quali sbava il pubblico maschile ma che
continua anche ad inquadrare, in un compendio di pesi e misure, il
modello al quale ci dovremmo uniformare; è poi un
corpo da vendere,
per il mercato maschile del sesso che si avvale ancora della modalità
schiavitù; un gran rendimento. Un gran rendimento anche per
quel corpo
da svendere
nel mercato del lavoro che non può avvalersi della schiavitù
ma va altrettanto bene con la flessibilità madre del
precariato, matrice di sfruttamento e morti .
Poi viene il corpo
da violare,
violentare o uccidere, come molti uomini in famiglia e fuori pensano
che si debba fare. E un
corpo da consumare
nel mare magnum del consumismo che, almeno in questo caso, applica la
par condicio: macina tutti; donne e uomini. Un esempio da calare su
questa giornata dell'8 marzo, da molti anni ormai aggiunta alla lista
delle feste da consumismo idiota, è "la festa per donne
più grande della regione": "8 macho"
organizzata alla Fiera di Udine.
Non a caso la rete delle donne
che si sta ritessendo dopo la manifestazione contro la violenza di
novembre a Roma, ha scritto:
Tra
la festa, il rito il silenzio noi scegliamo la lotta.
Ce
n'è bisogno.
Quando i pastori di anime si fanno sempre più
normatori di corpi;
quando le mani sull'utero valgono il voto
dell'urna;
il corpo
delle donne è un campo di battaglia e la vittima predestinata
è la nostra autodeterminazione.
E
non saremmo qui se di questo non fossimo veramente stufe!
Sono
anni che papi, preti e politici affiliati, insidiano sui diritti del
concepito. Sono riusciti a formalizzarli nell'orrenda legge 40 sulla
procreazione assistita e, continuando a dirci che lo zigote o
l'embrione ha valore assoluto, che trascende il corpo dal quale
discende; trattano le donne che scelgono l'aborto da criminali e
assassine e, nella malcelata volontà di impedirlo o comunque
condizionarlo, hanno incastonato l'articolo sull'obiezione di
coscienza nel cuore della 194.
Bene hanno fatto le donne di Milano
del collettivo Mai stat@ zitt@ a lanciare la campagna "Obiettiamo
gli obiettori".
Fuori i nomi; che si sappiano; -se li conosci li eviti- che le donne
possano evitare di chiedere prestazioni sanitarie a chi privilegia lo
sviluppo del concepito, entità biologica in divenire, alla
loro salute di persone fatte, coscienti e senzienti.
L'obiezione
di coscienza è un principio corretto ma in questo caso
applicato in modo palesemente strumentale
e vigliacco.
Come
qualche giorno fa ha detto il dott. Flamigni del comitato di bioetica
(Il Manifesto, 26 febbraio 08), ma come prima e meglio di lui
scriveva l'udinese Laura Conti ("Il tormento e lo scudo"
Milano, Mazzotta 1981): "…non si vede perché un
obiettore di coscienza di fronte all'aborto debba godere di privilegi
che al testimone di Geova vengono negati. Non si vede perché
il diritto del testimone di Geova a non praticare trasfusioni debba
essere garantito senza compromettere il diritto del ferito a ricevere
le cure delle quali ha bisogno, mentre il diritto di un altro a non
praticare aborti debba essere garantito anche a scapito del diritto
delle donne ad abortire."
Qualcuno ha detto che se
la gravidanza fosse faccenda di uomini, l'aborto si farebbe dal
barbiere.
In
quel caso potremmo immaginare un buon taglio di rasoio alle grandi
filosofie morali che ancora oggi invece inchiodano le donne al ruolo
di fattrici obbedienti, di imballaggio a perdere rispetto alla
intangibile sacralità del prodotto.
Le donne invece, che
nel bene e nel male hanno
messo al mondo e cresciuto l'umanità,
che pure, a diverse latitudini con le sue leggi e le sue morali le
esclude, non hanno bisogno di grandi filosofie per rivendicare
l'autodeterminazione, ovvero la possibilità di decidere per
sé. Che cosa c'è di strano? Sul mio corpo, sia fatta la
volontà MIA! non sua. Sua: di Dio, del Padre, dell'Uomo e
delle SUE leggi.
Lasciamo l'umiliante "8 macho" a chi
calcola gli introiti della vendita delle mimose; facciamone un giorno
di denuncia e di lotta perché questo ancora non è un
paese per donne e non lo sarà fino a che, tanto per
cominciare, non si riconoscerà una cosa elementare cioè
che "l'utero è di chi ce l'ha", come stava
ironicamente, -ma non a caso-, scritto sul cappello cardinalizio di
un manifestante No Vat che sta per No Vaticano, appunto. Ferrara non
ce l'ha… neanche piccolo.
Con
la Rete delle Donne per l'autodeterminazione Sabato 8 marzo in Piazza
Matteotti-Udine
dalle
16,30 in poi
Dumbles
- feminis furlanis libertaris
- www.ecologiasociale.org vedi alla voce ecofemminismo














