30 GENNAIO: CONCERTO A RIVIGNANO, VOLANTINAGGIO ANTIRAZZISTA

RIUSCITISSIMO IL CONCERTO DI SOLIDARIETA' A RIVIGNANO (UN CALDO RINGRAZIAMENTO AGLI ORGANIZZATORI E A TUTTI I SOLIDALI !). A PRESTO NUOVE INIZIATIVE,

http://www.info-action.net/

- rinviata al 22 ottobre l'udienza del processo ai 36 accusati di occupazione - 

DI SEGUITO IL TESTO DEL VOLANTINO DISTRIBUITO NEL POMERIGGIO  AL PRESIDIO ANTIRAZZISTA

INFORMAZIONI PER I CONSUMATORI
Frutta e verdura italiane avvelenate dal virus hsv -
human slavery virus.

Sì, dalla schiavitù. E’ bene che chi ancora non lo sa, lo sappia.
Che lo sappiano quei milioni di italiani che quotidianamente a mezzogiorno guardano le trasmissioni culinarie della televisione nelle quali tra una canzoncina e una scaloppina si ripete in continuazione quanto si deve comprare i frutti italiani, più buoni, più meglio. L’altro giorno tra pentole e padelle è comparso anche il ministro Zaia, tovagliolino verde,  a cantare la stessa nenia.
Più fresco,  più di stagione, più a km.0: tutto bello, ma quando arance, mele e meloni, fragole, pomodori e olive, perfino le carote sono raccolte fra lacrime sudore e sangue, tutto questo è contaminato dal peggiore dei veleni il cui vettore è sempre l’ignoranza e l’indifferenza.
Che dire ancora dopo Rosarno che già la BBC aveva mostrato in un
servizio video il 25 febbraio 2009?
E prima di quello, Medici senza frontiere nel 2005 avevano già documentato tutto con una ricerca intitolata “
I frutti dell’ipocrisia”, poi nel 2006 Fabrizio Gatti, giornalista dell’Espresso aveva scritto “Io schiavo in Puglia". Sfruttati. Sottopagati. Alloggiati in luridi tuguri. Massacrati di botte se protestano. Diario di una settimana nell'inferno. Tra i braccianti stranieri nella provincia di Foggia”. Un resoconto agghiacciante che avrebbe dovuto far aprire inchieste, sollecitare indagini, portare a denunce.
Nulla.
Lo schema è semplice.  Masse umane, da usare affinché il
costo del lavoro sia pressoché zero per guadagnare poi sui prezzi di vendita; perché i pelati che compri dagli scaffali a 3 euro possano essere pagati ai produttori a 4 centesimi. Uomini e donne da tenere sotto il ricatto dell’espulsione, con l’applicazione più o meno rigorosa di leggi disumane, a seconda delle necessità economiche del momento ben compensate dalla realizzazione dei CIE quali serbatoi-lager di corpi senza diritti. Umanità da additare come l’origine dei mali del mondo sicchè  il beota di turno possa sbroccare nel razzismo che ha imparato a memoria da chi lo governa, che intanto, economicamente sta fottendo pure lui che lo vota contento.
Il sistema è perfetto. Ci guadagnano tutti. L’economia che paga poco e incassa molto, con la possibilità di mantenere per tutti, immigrati e no, salari da fame [e via a fare la caccia agli stranieri e non ai padroni!]; i parassiti collaterali come gli imprenditori agricoli che dopo l’utilizzo di manodopera in regime di schiavitù si mette in coda per i contributi di Bruxelles, i parassiti istituzionali, i gestori dei CIE che con i loro 79,00 euro per persona nei geli dell’inverno non danno né riscaldamento né una coperta, e, più di tutti, i politici che titillando  il razzismo del popolo idiota incassano voti.
Maroni è mitico quando afferma che si è usata troppa tolleranza con gli stranieri, non per dire di tutto il
bestiario razzista che lui e i suoi amici-camerati sono riusciti a pensare in termini di ordinanze tra le più grottesche per impedire di vivere a chi non è nato col sole delle alpi stampato in  fronte, ma perché non è stato capace di fare neanche un pensierino piccino picciò sul lavoro nero,  su chi lo gestisce e lo organizza,  e siccome “chi tace acconsente”  è come se un ministro ci venisse a dire che questo è legittimo e normale, che così si fa. Bene! Bravo!
Sacconi, ministro del lavoro, dove sei? A contare le dosi di vaccino contro il virus h1n1 da rivendere (scaduto e inefficace?) ai paesi dai quali gli immigrati provengono e ai quali così amabilmente sul suolo italico rifiutate ogni cura?
 Ministro Zaia, molla il mestolo della “Prova del cuoco”, affronta la prova del fuoco del bracciantato schiavizzato che tinge il succo di ogni arancio tarocco di sangue e vergogna!
E poi, dulcis in fundo,  in un comune sciolto per mafia sulla “Repubblica” di oggi 9 gennaio ci dice che :”In ambienti investigativi si fa anche notare che dove ci sono soldi, soprattutto in certe realtà, c'è anche la 'ndrangheta.” Vhuauu! Anzi, ancora meglio, in questo ore si sta mettendo a punto la quadratura del cerchio: sarebbe la ‘ndrangheta  ad aver manovrato la protesta degli immigrati e poi quella dei cittadini di Rosarno; non a caso nel giorno in cui i ministri Roberto Maroni ed Angelino Alfano, annunciavano nuove misure (aspettiamo ancora di sapere quali -chissà che dirompenti!) contro le cosche dopo la bomba esplosa alla Procura generale, altrimenti non si spiegherebbe perché: -testuali parole- “un fatto apparentemente
casuale e privo di gravi conseguenze, come i due immigrati feriti da un fucile a pallini per un "motivo banale", possa avere provocato una reazione tanto violenta”.
Tutto, perfino un’apparente lotta a ’ndrangheta e compagnia bella  pur di non toccare il cuore del problema di un’”economia” che si regge su sfruttamento, caporalato e lavoro nero che
deve rimanere com’è, e com’è rimarrà rimpiazzando semplicemente gli schiavi.
Intanto questi li si deporta e si pensa a qualche altra nuova crudeltà che dia soddisfazione al popolo nero-verde. Alle cosche per le quali si stanno aprendo le autostrade delle grandi opere che le portano alla grande da sud a nord , si penserà poi … magari un po’, non troppo, non in modo radicale, soprattutto senza toccare gli apici vegetativi collocati nei punti giusti del potere.
Al lavoro nero, allo sfruttamento e alla schiavitù non si penserà affatto perché se non se ne parla non esiste.
Noi però sappiamo che c’è, perciò per i prodotti della mitica tradizione italiana proponiamo un nuovo bollino qualità doc:
raccolto in schiavitù


Redazione di Zardins magnetics
Dumbles - feminis furlanis libertaris
CSA Udine

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DOPO IL PRESIDIO DEL 23, IL 30 GENNAIO CONCERTO DI SOLIDARIETA' A RIVIGNANO

 

SERATA DI SOLIDARIETA'

CON IL CSA SGOMBERATO

30 GENNAIO 2010 A RIVIGNANO

dalle 21 presso Ass. Tròis, c/o "Ex Osteria Alle Piramidi"
suoneranno EGNOG (free rock da Udine) e VANILLA RESIDENT(post rock noise da Tolmezzo)
http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&view=article&id=187:csa-news-prossima-settimana&catid=3:newsflash
Per arrivarci da Udine:
proseguire su viale venezia oltrepassando S.Caterina Pasian di Prato e dopo Campoformido prendere per Latisana-Portogruaro(dopodichè seguire per Latisana-Portogruaro e poi sempre dritti fino a quando trovate la segnalazione per Rivignano-Teor, seguite l'indicazione(cioè girate a sx)poi sempre dritti, oltrepassate il semaforo, il posto si troverà immediatamente dopo alla vostra sx.
Il posto si chiama Ass. Tròis, c/o "Ex Osteria Alle Piramidi".

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PRESIDIO DEL 23 GENNAIO- AUTOGESTIONE: DESIDERIO DEL PRESENTE, NECESSITA' DEL FUTURO

23.1.2010 ore 19,50: UN CENTINAIO I PARTECIPANTI AL PRESIDIO DAVANTI AL MUNICIPIO DA POCO CONCLUSO.

SI E' MANIFESTATO IN SOLIDARIETA' CON I DENUNCIATI DEL CSA E DEL MOVIMENTO STUDENTESCO E A FIANCO DEL POPOLO DELLA VAL SUSA CHE, IN CONTEMPORANEA, STAVA MANIFESTANDO CONTRO LA TAV

PROIEZIONE DI UNA SERIE DI IMMAGINI SALIENTI DEI 22 ANNI DI STORIA DEL CSA 

FOTO DEL PRESIDIO

 http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&view=article&id=185:csa-rassegna-stampa-23-gennaio&catid=65:sequestro-e-futuro

Prossimo appuntamento il 30 gennaio con il CONCERTO DI SOLIDARIETA' a RIVIGNANO

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SABATO 23 GENNAIO PRESIDIO A UDINE p. Lionello ore 17-19

SABATO 23 GENNAIO PRESIDIO IN CENTRO A UDINE

PIAZZETTA DEL LIONELLO ORE 17-19

CONTRO LO SGOMBERO DEL CSA, A SOSTEGNO DEI DENUNCIATI PER L'OCCUPAZIONE DI VIA SCALO NUOVO

(la prossima udienza del processo ai primi 36 è prevista per il 29 gennaio)

CONTROINFORMAZIONE, PROIEZIONE DELLE IMMAGINI PIU' SIGNIFICATIVE DI 22 ANNI DI AUTOGESTIONE

Intanto abbiamo incassato la prima assoluzione !! 

Il 19 gennaio è stato prosciolto  davanti al GUP del Tribunale dei minori di Trieste, PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE, il ragazzo la cui posizione era stata stralciata, in quanto minorenne al 2 giugno 2006, dal processo per l'occupazione.

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SOLIDARIETA' CON LA VAL SUSA IN LOTTA CONTRO LA TAV

IL PRESIDIO DI UDINE DI SABATO 23 GENNAIO E' ANCHE IN SOLIDARIETA' CON LA CONTEMPORANEA MOBILITAZIONE IN VAL SUSA

http://www.notav.eu/

 

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GLI ORRORI DEL NUCLEARE

PERSINO IL NUCLEARISTA QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA RICONOSCE CHE IL PROBLEMA DEL RISANAMENTO DEL SITO DI CERNOBYL E' PRATICAMENTE IRRISOLVIBILE...

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/01/cernobyl-centrale-nucleare-cantiere.shtml?uuid=bc34cd7a-0374-11df-ba6a-816ac37e5d54&DocRulesView=Libero&fromSearch

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CORTEO A LIVORNO 16 GENNAIO

A LIVORNO CONTRO GLI OMICIDI DI STATO

CON LA PARTECIPAZIONE DI:

 MARIA CIUFFI per MARCELLO LONZI

HAIDI GIULIANI per CARLO

PATRIZIA ALDROVANDI per FEDERICO

ORNELLA GEMINI per NIKE APRILE GATTI

BIANZINO per ALDO BIANZINO

RITA CUCCHI per STEFANO

MARIA IANNUCCI per IAIO

 http://www.informa-azione.info/livorno_manifestazione_nazionale_contro_gli_omicidi_di_stato

http://toscana.indymedia.org/article/7421

 

(da Indymedia Toscana:) Un po' fredda ma una bella giornata a Livorno stamattina (16/01/10) e, seppure in ritardo, il corteo indetto per ricordare gli omicidi di stato si è svolto regolarmente. La tensione nelle strade, provocata da quelli che sono andati per negozi a "suggerire" di chiudere, era palpabile, anche grazie allo schieramento di tutti: ps, cc, gdf e decine di digos in borghese.
Come era stato chiesto non c'erano bandiere (oddio due si...) e gli striscioni ricordavano o una particolare vittima o - in generale - che "lo stato uccide".
Numerosi gli interventi al microfono durante il corteo e alla fine davanti al comune, 5-600 i partecipanti, arrivati anche da altre città.

FOTO E COMMENTI SUL CORTEO

http://lombardia.indymedia.org/node/25178

 

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DOPO IL PIGNARUL LA LOTTA CONTINUA

Riuscitissimo il “pignarûl” realizzato questa sera  di fronte al Centro sociale “sequestrato” di via Scalo nuovo. Presenti duecento compagni e solidali da Udine e da tutta la regione. Dopo aver vinto la neve nel corteo del 19 dicembre, aver superato la pioggia nel presidio del 30 dicembre, oggi ci siamo scaldati dal freddo col fuoco, con il brulè e con il calore delle nostre idee. Durante gli interventi politici che si sono susseguiti oltre che dello sgombero del CSA e della repressione in Friuli si è anche parlato del caso di Luca Tornatore, ancora detenuto a Copenhagen 

La lotta per la riapertura di uno spazio autogestito a Udine continua.

 

pigna2010

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Pignarul libertario 6 gennaio alle 19.00

 

 

30.12.2009 ore 19,00: Si è da poco concluso il presidio informativo in via Cavour.

Nonostante la pioggia e la giornata lavorativa, la presenza di compagni è stata notevole, con quasi 100 persone al presidio, il volantinaggio, interventi al megafono e 2 striscioni. molti solidali si sono fermati a esprimere vicinanza alla protesta.

Ora l'appuntamento è per il 6 gennaio, con il Pignarul libertario contro sgomberi e repressione, dalle 19 in via Scalo Nuovo, NON MANCATE!!!

 

.... QUALCHE PIGNARUL DI LOTTA DEL PASSATO...

http://www.ecologiasociale.org/pg/csa_pignarul_udin.html

22 ANNI DI AUTOGESTIONE (... E NON E' FINITA !)

http://nordest.indy.ortiche.net/node/799

SEQUESTRO E FUTURO: alcune considerazioni per aprire il 2010

http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&view=article&id=140:presidio-csa-di-mercoledi-30-rassegna-stampa&catid=65:sequestro-e-futuro

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Ebbene si, noi amiamo!



NOI AMIAMO!
Rendiamo spontanea dichiarazione d’amore ai sensi dell’esortazione del sofferente Silvio per il quale:  “l’amore prevale sempre sull’odio e sull’invidia”
Ebbene sì, noi amiamo!

Amiamo le donne innanzitutto; perché lo siamo ed è naturale voler bene a sé stesse; la stima di sé è la prima medicina contro la violenza degli uomini che odiano le donne di cui è pieno il mondo.
A cominciare dai piani alti della politica da dove l’incidentalmente ammaccata mandibola , a suo tempo,  ebbe pur essa,  modo di esprimere in barzellette, battute e azioni (tutte ben documentate dai media) il deprecabile principio per il quale le donne sono “un regalo dato da dio agli uomini“. Un regalo, perciò una cosa; come il duomo di Milano scala 1:1 o formato mignon, quello da regalo appunto, andato a ruba in questo periodo.
Pertanto amiamoci perché il governo ci odia, non solo per le battute sgradevoli, ma anche perchè fa finta di fare leggi per il nostro bene, (come quella sullo stalking) mentre in obbedienza al Vaticano -massimo esaltatore di  madonne e perciò odiatore di donne-,  è impegnato a far leggi di proibizione che ammazzano ciò che di più amiamo: la libertà di scegliere su ciò che riguarda il nostro corpo.
Amiamo e difendiamo la volontà che abita il nostro corpo così come
amiamo la terra che abitiamo. La amiamo e la vorremmo abitata liberamente da tutte/i quelle/i che non ne hanno più una loro decentemente vivibile, che fuggono e piangono miseria, che in disperata ricerca se non di amore, di comprensione, trovano l’odio dei lager  ipocritamente chiamati CIE (centri di identificazione ed espulsione) e i proclami di gracidanti politici che danno fiato all’odio che sgorga dalle parti basse dei loro intestini ingolfati da tradizioni mal digerite perchè evacuano solo merda fascista.
Amiamo questo territorio a dispetto di chi lo blinda come  “casa sua” ma è  pronto a rivenderla a mafiosi ed affaristi trasversali ad ogni compagine politica per amor di tangente o di voti o di qualche miserabile poltroncina che il desco politico metta a disposizione.
Perciò la amiamo quanto più la si vuole distruggere con grandi opere, tav, elettrodotti, gasdotti, centrali nucleari, inceneritori… la amiamo, la amiamo, la amiamo; non c’è niente da fare…
Non vi diciamo poi quanto amiamo quel luogo fisico e ideale che abbiamo chiamato
Centro Sociale Autogestito;  quel luogo nato dall’amore per la libertà di espressione  e di aggregazione già ventidue anni fa, quel luogo sottratto all’incuria e al degrado; quel luogo dove, a differenza che nel mondo di fuori, il sessismo non trova casa, dove il collettivo antimilitarista ed ecologista, il collettivo femminista, i collettivi studenteschi, i gruppi che sono stati avanguardie artistiche, i gruppi musicali e teatrali   hanno continuamente espresso pensiero critico antagonista alla pappaccia predigerita dalle televisioni di cui vengono ormai alimentate masse da allevare all’odio verso qualsiasi pensiero originale, creativo e soprattutto libero.
Perciò noi amiamo anche la rete, il web  che a turno fa prudere le papille odiative di Maroni di Schifani e della Carlucci che assaporano il gusto della censura da somministrare a dosi sempre più massicce affinchè non si arrechi fastidio al pensiero unico dell’amore obbligatorio del gestore unico delle televisioni unificate.
 Noi amiamo l’autogestione, la pratica autorganizzativa non eterodiretta, perché amiamo il pensiero e l’intelligenza.
 Perciò chi periodicamente esprime il suo odio per il CSA; o è fascista tipo sguardo assente e mascella quadrata a pensiero 0 e vuole comandare su tutte/i e cancellare il pensiero di chiunque, oppure ragiona poco e male perché misura la realtà con un metro legalitario ridicolo e inadeguato; non perda tempo a odiare noi ma si ingegni a stigmatizzare  i politici plurindagati, plurinquisiti, pluriprocessabili lodi e impedimenti permettendo, che sottraggono beni, soldi e ambiente a tutti, sostanzialmente sottraggono vita e amore.
 Che vivere da impoveriti, dopo essere stati spremuti per servizi inadeguati o manco ricevuti e pure vivere da  inquinati, oltre che ammalare, fa diventare nervosi e magari incattivisce.
Noi però amiamo, proprio perché abbiamo una via di uscita che è la lotta.
Noi amiamo la lotta per la libertà, nostra e di tutte/i.
Perciò siamo a posto con il trend per il nuovo anno: il nostro amore prevale sull’odio.
Buon anno a tutt*

Dumbles - feminis furlanis libertaris.  30 dicembre 2009

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PROSSIME INIZIATIVE CONTRO LO SGOMBERO

CONTINUA LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE DEL CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO
 
 
Dopo la manifestazione del 19 dicembre che, nonostante Udine fosse sommersa dalla neve, ha visto sfilare trecento persone in un corteo di protesta contro il "sequestro preventivo" del Centro Sociale Autogestito di via Scalo nuovo, contro le condanne penali subite da due studenti per l'occupazione del Liceo "Marinelli", contro le denunce a carico di altri otto studenti (quasi tutti minorenni) responsabili solo di essere stati presenti all'atto dello sgombero del CSA
le prossime iniziative sono:
  • mercoledì 30 dicembre a partire dalle ore 17 presidio informativo in via Cavour angolo piazza Libertà
 
  • mercoledì 6 gennaio 2010 pignarul virtuale contro sgomberi e repressione a partire dalle ore 19 in via scalo nuovo. davanti al Centro sociale sequestrato
Rivendichiamo con forza la necessità di riaprire uno spazio autogestito contro la mercificazione/omologazione della cultura e contro una politica ridotta a bassa gestione di interessi personali e clientelari.
 
Siamo partiti 22 anni fa dal bisogno di spazi non omologati e istituzionalizzati, per un divertimento e una socialità non banali, contro le droghe pesanti e con un occhio critico a quelle leggere. Oltre ai tanti progetti realizzati, siamo arrivati anche, per un certo periodo, ad accogliere in via Volturno, extracomunitari senza dimora gestendo assieme a loro un centro di prima accoglienza con tutti i problemi che questo comporta nella quotidianità della convivenza e più recentemente ci siamo mobilitati contro la realizzazione del CPT (oggi CIE di Gradisca). Si è sempre tenuto alto il profilo dell'antimilitarismo (diversamente dal pacifismo fluttuante a seconda delle guerre), e, dato che siamo materialmente e sentimentalmente radicati in questa terra, in questo contesto e in questo luogo abbiamo attivamente partecipato a tutte le battaglie ambientali passate e presenti, dalla Bassa alla Carnia, dalle Valli al Tagliamento, dalla lotta contro l'elettrosmog a quella contro la TAV. La nostra lotta non si fermerà nonostante i livelli inauditi di repressione che si stanno abbattendo sul Friuli

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Udine neve contro MA IL CORTEO PARTE COMUNQUE!

Nonostante le condizioni atomsferiche abbiano impedito a molti compagni e solidali di arrivare a Udine al raggiungimento di un buon numero di partecipanti al presidio nel luogo del concentramento e' stata presa la decisione di partire comunque in corteo di circa 300 persone.

Ringraziamo Radio Black Out per la diretta dal corteo e Radio onde furlane per l'intervista sui 22 anni di autogestione andata in onda sabato mattina.

Galleria fotografica:

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LA MOBILITAZIONE CONTINUA ...
 
RASSEGNA STAMPA QUI

 

 

 

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CORTEO RIMANDATO VIENE MANTENUTO IL PRESIDIO ORE 15.00 VIALE DELLE FERRIERE

A CAUSA DELLE PROIBITIVE CONDIZIONI ATMOSFERICHE E DELLA COPIOSA NEVICATA CHE IMPEDISCE L'ARRIVO DELLE DELEGAZIONI DA FUORI UDINE E PER NON PORRE IN PERICOLO L'INCOLUMITA' DI CHI DEVE PERCORRERE UN LUBGO TRAGITTO PER RAGGIUNGERE LA CITTA' IL CORTEO INIZIALMENTE PREVISTO PER OGGI E' RIMANDATO A DATA DA DEFINIRSI!

PER CHI PUO' O E' GIA' A UDINE IL CONCENTRAMENTO VIENE MANTENUTO IN PRESIDIO PER UN PAIO DI ORE SEMPRE DALLE 15.00 IN VIALE DELLE FERRIERE DI FRONTE A VIA SCALO NUOVO.

 Foto striscione apparso venerdì mattina su una delle torrette del CSA

 


 

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sabato19 dicembre

22 ANNI DI AUTOGESTIONE NON SI CANCELLANO CON UNO SGOMBERO!!
Giovedì 10 dicembre 2009 i carabinieri hanno apposto i sigilli al Centro
Sociale Autogestito di Udine, con il pretesto di un “sequestro preventivo”
dell'edificio che non si giustifica in nessun modo sul piano giuridico,
dato che il processo per l'occupazione del Centro Sociale è ancora in corso
e le Ferrovie non hanno mai richiesto alcun sequestro.
È fin troppo chiara la volontà politica di chiudere la bocca ad uno spazio
che da 22 anni lotta per una nuova cultura autogestita ed è sempre stato in
prima fila nella difesa dei diritti delle donne, dei migranti, del
territorio e dell'ambiente (non ultima la battaglia NO TAV), che si è
sempre battuto contro il militarismo ed ogni forma di oppressione.
Carabinieri e Digos hanno agito approfittando della riunione del Movimento
Studentesco e intimidendo pesantemente alcuni studenti che si trovavano nei
locali (e che ora vengono riconvocati in caserma per accertamenti). Non è
il primo tentativo di fermare la protesta studentesca: solo alcuni giorni
fa due studenti del Liceo Marinelli si erano visti recapitare un decreto
penale di condanna per la pacifica occupazione della scuola nell'ambito
delle proteste contro il decreto Gelmini nel 2008. Nonostante l'occupazione
non fosse stata ostacolata dal preside, schieratosi con gli studenti, è
diventata pretesto per una azione repressiva unica in Italia.
Evidentemente Carabinieri e Magistratura di Udine vogliono apparire i
primi della classe nel clima di pesante repressione che si va sviluppando
in tutta Italia fino a configurare una forma sempre più palese di fascismo.
Sembra la messa in pratica del disegno cominciato con la "strategia della
tensione" proprio 40 anni fa con la strage di Stato di piazza Fontana.
E' necessario mobilitarsi più che mai in difesa della libertà di
espressione e di organizzazione.
SABATO 19 DICEMBRE 2009 

MANIFESTIAMO TUTT* A UDINE CONTRO SGOMBERI E REPRESSIONE
 
 
 
ULTERIORI INFO A QUESTI INDIRIZZI:
 http://www.info-action.net/ csascalonuovo.noblogs.org zardinsmagnetics.noblogs.org Centro Sociale Autogestito di Udine
 
TUTTA LA RASSEGNA STAMPAhttp://www.info-action.net/
 
 
ARTICOLI DEL MESSAGGERO SULLO SGOMBERO:
Submitted by Anarchico (not verified) on Fri, 11/12/2009 - 10:10.

La palazzina delle Ferrovie dal 2006 era il punto di riferimento di decine di giovani anarchici. Ieri le operazioni dell’Arma si sono concluse pacificamente

Acqua e luce: bollette intestate regolarmente

Centro sociale sgomberato dopo 3 anni

I carabinieri hanno sequestrato l’edificio di via Scalo nuovo: scatta l’accusa di occupazione abusiva

LA CURIOSITÀ

di LUANA DE FRANCISCO

Quando i carabinieri arrivano, nel Centro sociale autogestito di via Scalo nuovo ci sono otto giovani: chiacchierano, chi sotto il chiosco in fondo al cortile e chi appollaiato sul tetto di una dependance. Lo sgombero comincia e finisce con loro. Pacifico ma inesorabile, come un fulmine a ciel sereno, sullo sfondo di un’inchiesta che vede tre persone indagate per occupazione abusiva.
L’occupazione è quella di un immobile di proprietà delle Ferrovie dello Stato: l’ormai famosa palazzina nella quale, nel giugno del 2006, gli anarchici del Csa trasferirono la propria sede, dopo il trasloco forzato dalle “casette” di via Volturno. Le persone indagate sono gli stessi tre intestatari dell’allacciamento delle utenze del Centro sociale (un 37enne, un 44enne e un 54enne) finite nel mirino dei carabinieri, durante la perqusizione effettuata in via Scalo nuovo, laterale di viale delle Ferriere, nel settembre del 2008. E fu proprio l’esito di quella perquisizione, maturata nell’ambito di un’inchiesta sulla presunta diffamazione on-line di una giornalista da parte di un giovane frequentatore del Centro sociale, a dare il via a un nuovo filone d’indagine e alla collegata richiesta di sequestro dell’immobile. Ieri, cioè quindici mesi dopo la presentazione dell’istanza (passata nel frattempo dalle mani del procuratore aggiunto Giancarlo Buonocore, a quelle del sostituto procuratore Viviana Del Tedesco), il via libera del giudice di pace Luciano Andretta (competente in materia d’invasione di terreni ed edifici) al provvedimento.
Sono le tre del pomeriggio, quando davanti alla coloratissima palazzina si fermano due suv del Nucleo investigativo, una gazzella della Radiomobile e, poco dopo, anche un’auto dei colleghi della stazione di Udine est. Il clima è particolarmente mite e gli otto ragazzi, tutti studenti (di cui soltanto due maggiorenni), ne approfittano per trascorrere qualche ora all’aria aperta: sei sono seduti nell’area attrezzata a bar, in fondo al cortile, due sul tetto di una casupola poco distante. Chiacchierano, sorseggiano bibite e fumano sigarette. Senza immaginare neppure lontanamente che, di lì a pochi minuti, quella visita li costringerà non soltanto a fare armi e bagagli, ma anche a rinunciare (per un periodo di tempo indeterminato) ad altre pause fuori e dentro il Centro sociale. L’operazione-sgombero, comunque, avviene nella più pacifica delle maniere.
Varcato il cancelletto, i carabinieri fanno la conta degli “occupanti”, identificandoli uno per uno, e passano al setaccio i locali interni, fotografando gli arredi e gli altri oggetti (in particolare, una batteria e altri strumenti musicali) distribuiti tra la cucina, le camere da letto e la sala ricreativa. Quanto basta, insomma, per fare ipotizzare una frequentazione assidua e costante della palazzina, come peraltro denunciato dalle stesse Ferrovie dello Stato attraverso una serie di querele con tanto di richiesta di sequestro. Tempo un’ora e le “pratiche” del sequestro (preventivo) sono completate. Questa volta, a sbarrare l’ingresso con catenaccio e lucchetti sono i carabinieri. Alle loro spalle, i ragazzi si allontanano silenziosi: l’autogestione, almeno per il momento, è finita.

VENERDÌ, 11 DICEMBRE 2009

Dall’epoca di via Volturno 22 anni di autogestione: concerti, convegni e ospitalità, tutto senza incidenti

La storia

Gli anarchici più maturi se lo ricordano ancora: era il maggio del 1987 e il Centro sociale autogestito cominciava a muovere i primi passi nelle due villette dell’ex mercato ortofrutticolo di via Volturno. «Eravamo e restiamo un movimento libertario», afferma con fierezza Paolo De Toni, una delle bandiere dell’autogestione friulana e tra i testimoni delle tante battaglie combattute in città e nel resto della regione in difesa degli ideali anarchici.
«Difficile dire quante siano le persone passate per il nostro Centro – sostiene De Toni –: sicuramente migliaia, in 22 anni di attività, e a decine a ogni nuova stagione, con ondate più o meno numerose». Senza differenza di sorta tra generazione e generazione, perchè ad accomunarle non sono tanto gli interessi, quanto il metodo: quello dell’autogestione. In tutti i campi, come dimostrano le svariate attività promosse prima nella sede di via Volturno e, negli ultimi tre anni, in quella di via Scalo nuovo.
Concerti, mostre, dibattiti, conferenze, videoproiezioni e, non ultima, anche un’attività di accoglienza per gli immigrati regolari ma senza un tetto (fino a un centinaio per volta, prima dello sgomebro operato dalle forze dell’ordine del ’92). La svolta arriva nel giugno del 2006, quando il cantiere per il nuovo palazzo della Regione costrinse i frequentatori del Csa a liberare le “casette” in stile liberty di via Volturno. La scelta, allora, cadde sulla vicina palazzina di due piani lasciata in stato di abbandono dalle ferrovie. E in breve rimessa in sesto dai suoi nuovi “inquilini” a colpi di pennello, scopa e rastrello. «Portammo via camionate di rifiuti – racconta De Toni – e la ripulimmo di tutta la sporcizia accumulata negli anni». Ma quel trasferimento costò caro al Csa. Sull’occupazione, gli uomini della Digos avviarono indagini, che approdarono in Procura e portarono all’iscrizione nel registro degli indagati di 36 persone. Tutte accusate di concorso in invasione abusiva e tutte finite sotto processo. (l.d.f.)

VENERDÌ, 11 DICEMBRE 2009

La replica del leader: si criminalizzano le voci indipendenti

Paolo De Toni, figura storica del Csa: provvedimento “forzato”, come la condanna ai liceali che avevano occupato il Marinelli

«Un disegno di criminalizzazione bell’e buono e che punta a stroncare ogni libertà d’espressione». Così Paolo De Toni, una delle voci storiche del Centro sociale autogestito, ha definito il provvedimento che, ieri, ha portato al sequestro della palazzina di via Scalo nuovo. «Qualcuno ha voluto forzare la situazione a fini politici – ha detto –, un po’ come è successo al “Marinelli”, con i decreti penali di condanna nei confronti di due liceali. L’impressione è che ci sia una regia che cerca qualsiasi appiglio, per poi ingigantirlo. Ma è evidente – continua De Toni – che si tratta di denunce inconsistenti: il fatto che ci siano allacciamenti di utenze non implica automaticamente un’invasione d’edificio. L’occupazione è un’azione fisica e qui non esiste alcuna documentazione in grado di dimostrarla».
A fare acqua, secondo De Toni, è l’impianto stesso del provvedimento. «É un’azione campata in aria, oltre che evidentemente forzata – afferma –, anche perchè nessuno ha mai chiesto il sequestro dell’immobile». Laddove per “nessuno” s’intende, in primis, l’azienda proprietaria dell’immobile. «Nella denuncia presentata da Ferrovie dello Stato – osserva De Toni –, non si parla di sequestri. Insomma, il provvedimento non trova alcuna motivazione. E poi – aggiunge – mi si deve spiegare quali sarebbero i reati contestati, visto che quello dell’invasione non regge. La verità è che viviamo in un clima di criminalizzazione e che c’è chi lavora per distruggere ogni voce e attività indipendente. In 22 anni – ricorda –, hanno provato in tutte le maniere a farci fuori, accusandoci di qualsiasi nefandezza. Ma alla fine ogni tentativo è fallito, proprio perchè si tratta di voci basate sul nulla».
Resta il fatto che, da ieri, il Csa non ha più una sede. E neppure, tanto per dirne una, gli strumenti musicali con i quali suonare. «Cosa faremo adesso? Ne discuteremo in assemblea – taglia corto De Toni –. Non è detto che non vengano rispolverate vecchie soluzioni. Se l’allora sindaco Cecotti avesse accolto la nostra proposta di affittarci il campeggio dei mondiali, per esempio, oggi non ci troveremmo in questa situazione. Era fuori mano, ma eravamo disposti a pagare fino a 5 mila euro l’anno». Gioco forza, insomma, la caccia a una nuova sede è aperta. (l.d.f.)

VENERDÌ, 11 DICEMBRE 2009

Ed erano già sotto processo in 36 per l’ingresso abusivo nell’immobile

L’altra inchiesta

Riprenderà il 29 gennaio il processo a carico del portavoce del Centro sociale autogestito Paolo De Toni, 56 anni, di San Giorgio di Nogaro, e di altre 35 persone accusate come lui dell’ipotesi di reato d’invasione arbitraria di proprietà altrui. Nell’ultima udienza, celebrata in settembre, il giudice monocratico del tribunale di Udine, Daniele Faleschini, aveva respinto le due eccezioni sollevate in aula dagli avvocati Andrea Sandra e Roberto Maniacco, che nel procedimento difendono tutti gli imputati. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice, l’occupazione da parte dei frequentatori del Centro sociale autogestito, il 2 giugno 2006, della palazzina di via Scalo nuovo. Edificio di proprietà della Rete ferroviaria italiana e delle Ferrovie dello Stato, che nel procedimento penale si sono costituite parte civile con l’avvocato Stefano Alunni Barbarossa del foro di Trieste. Tra gli imputati figurano anche due dei tre indagati nel nuovo filone d’indagine aperto dalla Procura di Udine sulla scorta degli elementi raccolti dai carabinieri del Nucleo investigativo, comandati dal tenente Fabio Pasquariello, e che ipotizza la stessa ipotesi di reato prevista dall’articolo 633 del codice penale.

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venerdì4dicembre2009

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