SABATO28GIUGNO-FORNELLI RIBELLI 2°EDIZIONE

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8GIUGNO-2008 ALLUN+NICOLETTA BRANDI

 

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8GIUGNO-2008 ALLUN+NICOLETTA BRANDI

 

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2GIUGNO2008 - 2°ANNIVERASARIO OCCUPAZIONE

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16 MAGGIO 2008-LUDMILA

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10 MAGGIO 2008-PRESIDIO ANTIFASCISTA A UDINE

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1° MAGGIO 2008 NO TAV

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29 APRILE 2008
















 
 
 




 

Pronto, chi terrorizza?
Strategie elettorali: lo stupro come esca politica

Dunque ha vinto la campagna del terrore, pompata ad arte, in modo invasivo, capillare e condizionante. Il congegno della paura e della sicurezza messo a punto dallo staff del candidato sindaco Alemanno, quello col “simbolo religioso” della croce celtica appeso al collo; quel simbolo che per intenderci è sempre affiancato alla svastica nella firma delle azioni e aggressioni fasciste di questi ultimi anni; quello accolto e festeggiato al Campidoglio dal coro “duce duce” e saluto romano…

La campagna dunque, ha avuto per tema la paura, soprattutto la paura delle donne di essere violentate. Violentate da immigrati, con indicazione di provenienza, cioè rumeni. Il caso della ragazza stuprata e accoltellata alla stazione La Storta ne è stato la chiave di volta.

Gestito tanto “ad arte”, al punto che “se non c’era bisognava inventarlo”; -la magistratura indagherà-, a noi lascia una indicibile, profondissima, amarezza per l’azione strumentale di puro sciacallaggio politico praticato sul corpo della vittima chè è anche uno stupro potenziale e ideale a tutte le donne, quando i corpi violati sono convertibili in bonus politici, in esca elettorale, infine in voti.

Ecco che cosa ha fatto lo staff del sindaco: ha preso il telefono e con migliaia di telefonate, ha instillato via cavo il seme della paura, in particolare per le donne, di quella paura. Dopo il “lei per chi vota?”, se la risposta non era gradita, si passava subito al “…ma lei che è donna, non ha paura di essere violentata?” Tremendo.
Tremendo pensare che questa strumentalizzazione abbia funzionato.
Tremendo instillare la paura, tremendo sfruttare la paura.

Per chi segue la cronaca e fa due calcoli, o segue quelli già fatti dagli istituti di statistica ecc., sa che la maggior paura che deve avere una donna è quella di essere maltrattata, violentata o ammazzata in casa, cioè dal partner. Questi dati però non fanno notizia, sono un periodico, insignificante, freddo elenco di numeri che non suscitano interesse; noi li ripetiamo e li ripetiamo, li commentiamo, li contestualizziamo, cerchiamo di capire perché, dove si può intervenire, come si può cambiare…

Indichiamo i primi della lista cioè mariti, padri, fidanzati; uomini di casa nostra; e indichiamo, quando capita anche l’uomo venuto da fuori.
Ma nella campagna di questa primavera nera invece, i primi non esistono, quando gli uomini sono di casa, le notizie di violenza si riducono a quattro righe in cronaca e la vittima o è sempre almeno un po’ consenziente, o scompare, diviene un nulla, svanisce; non ha voce, non ha corpo, non ha diritto.

L’uomo venuto da fuori è invece colpevole, gravemente colpevole e il corpo della vittima diventa quell’oggetto che si usa per liberarsene. Né più né meno.
La categoria “donna stuprata“, in questo periodo è stata un oggetto potente per liberarsi del reo e di tutta la sua génìa (pensate agli sgomberi dei campi rom dopo il caso di Giovanna Reggiani); e poi, un oggetto potente che ha fatto guadagnare voti a chi l’ha saputo usare bene.
Questo ha fatto lo staff del candidato sindaco Alemanno;
ha sfruttato la paura ed è passato all’incasso.

Gli sconfitti piangono e nella loro autocoscienza dicono di aver sottovalutato il problema “sicurezza”, questo che sembra per scimiottamento diventato l’enorme, gigante, planetario, assoluto problema per cui incominceranno a rincorrere i vincitori, magari riusciranno anche a superarli a destra… Cofferati docet.

E’ di queste operazioni carognesche che dovremmo aver paura, di questa falsificazione della realtà, di questo agire in nome e per conto delle donne che è un agire da gran bastardi perché delle donne non gliene può fregare di meno, e non sono le donne, non siamo noi a dargli mandato, a chiedere pogrom e pulizia etnica, non siamo noi a invocare politiche securitarie che oggi fanno rima con leggi e azioni liberticide.

Lady Rauti in Alemanno, nera doc, “tecnica” delle quote rosa, dopo il primo punto del suo programma personale da first lady, cioè: “sicurezza”, al secondo posto mette: “azioni positive per le donne”. Come dovremmo interpretarle? Fidarci? Come si fidarono Donatella e Rosaria quando salirono sull’auto di quei tre ragazzi della Roma bene, figli di quella genìa, i cui parenti politici oggi si affacciano dal balcone del Campidoglio?
Dovremmo averne paura anche se
sono romani e non rumeni?
La violenza è violenza da chiunque e su chiunque sia compiuta, ma fra quanti la compiono, soltanto i primi hanno saputo sfruttarla così bene al punto di trarne profitto politico.
“Come si può strumentalizzare il dolore?” ha detto indignato il nuovo podestà… Beh, ora potrebbe rispondersi da solo, visto che gli ha reso così bene.

Dumbles - feminis furlanis libertaris 29 aprile 2008

 
     
     

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Elezioni ed erezioni politiche 2008

Dame, cavalieri, martiri e ferrovieri.

Originale. Questo giro c’è una candidata premier. La prima nella storia della Repubblica.
Non viene dal contesto che dai tempi del primo voto alle donne ha tentato, bene o male, di sostenere l’emancipazione e la rappresentanza femminile; viene dal magma nero del fascismo al quale si dice orgogliosa di appartenere. Anzi, di più. Abbiamo da poco assistito alla sfida Santanchè vs Mussolini. Dell’essere orizzontali … :“orizzontale sei tu…” “no, mio nonno dice che sei tu…” ecc., per arrivare al cuore della vera sfida che potremmo sintetizzare così: “…
duce, duce delle mie brame, chi è la più fascista del reame?.
Dame nere entrambe senza dubbio alcuno.
L’aspirante presidentessa accolta il 29 marzo a Milano dal coro “Duce - duce” e saluto romano sarà pure in competizione ma tutto sommato a suo agio in questa tornata elettorale che pullula di fasci di ogni risma: Ciarrapico e Mussolini chèz Berlusconi; Roberto Fiore balla da solo col suo partito nazifascista Forza Nuova, e lei ospita Romagnoli, quello che nega l’esistenza delle camere a gas. Tant’è, a questo si è arrivati anche grazie ad una sinistra orizzontale, persa, prona al revisionismo, lasca nell’antifascismo, ossequiosa al clericalismo, intellettualmente e imperdonabilmente distratta verso le infiltrazioni destrorse multiformi e diffuse nel tessuto culturale e sociale…
Lei, quella del “futuro che non futa” (brava Cortellesi!), provoca. Nella presentazione del suo libro “Le donne violate”; su Panorama dice: “…un libro che denuncia la tragedia, la segregazione delle donne dovrebbe essere libertario, sovversivo, progressista, insomma, molto di sinistra. E invece è la sinistra che non sa fare più il proprio dovere…”; guarda un po’, mascella volitiva in versione femminista; lei patronessa delle musulmane maltrattate; di quelle immigrate/i spesso clandestine che, ripete, con compulsione ossessiva: “bisogna cacciare a pedate nel sedere”; però…, però una donna non può prescindere dal consenso femminile che è pur sempre un bel bottino ed eccola nella versione grottesca della femminista di destra.
Una mostruosità già intravista; ci provò a suo tempo anche l’antagonista Mussolini, a più riprese, ma in particolare nel lontano 2003 a capitanare le parlamentari contro la legge sulla provetta che poi prese corpo nella “magnifica” legge 40... Camaleontesse, -con tutto il rispetto per la bestia-, come lo è tutta questa destra raccontata nel doc. Nazirock, nelle svastiche e nelle celtiche, nelle aggressioni, nelle intimidazioni, nel populismo, nel doppiopetto e nel manganello e ora anche nei tacchi a spillo per camminare erette sugli attributi di velluto dei camerati. Saranno, queste sue erezioni, accattivanti per donne bisognose di un capo D come destra e D come donna? O susciteranno solo voieurismo da parte soprattuto di U come uomini? O solo fastidio perché taroccate come i suoi manifesti elettorali :”Credo nella chirurgia estetica”?. Lei dice che piace alle donne perché è un uomo (??). Molto difficile far quadrare il fascismo emancipazionista. Anzi impossibile.
Proprio in questi giorni poi in cui molte donne stanno manifestando in modo vigoroso contro quelle esternazioni che riattualizzano il motto fascista secondo cui le donne erano nate per “badare alla casa, mettere al mondo dei figli e portare le corna”. Sorvoliamo sulla casa e le corna, ma, stando a Ferrara, il mettere al mondo figli, quella sì dovrebbe essere una vocazione. Così è partito con la sua lista “Aborto? No grazie”. Ma Ferrara ci è o ci fa? Mah. Un po’ patologico lo è, non per problemi metabolici, per carità, ma per problemi di personalità forse sì; il suo ergersi illuminato spirituale trascendente, il suo vessillo dell’amore incarnato in donne partorienti a nastro, il suo parlare per chi non ha voce, il concepito, che lo fanno indubbiamente godere della provocazione forse lo fanno sentire anche un po’ profeta. Incompreso. Su di lui in ogni luogo in cui posi il piede piovono contestazioni miste ad insulti ed ortaggi, ovviamente di chi ritiene di dover parlare per voce propria, essendo stata bollata da assassina e quindi provocata. Non era che “chi semina vento raccoglie tempesta”? Sul Corriere della Sera (6 aprile) Ernesto Galli della Loggia lo dipinge come un martire consegnato “ in pasto alla demonizzazione estremistico- femminista “, Miriam Mafai avrebbe voluto essere con lui sul palco di Bologna a sostenerlo, Daniela Santanchè lo accoglie nel club dei fascisti e Fausto Bertinotti gli manda la sua solidarietà…
A questo punto si capisce che la frittata è fatta e che il dissenso non ha più diritto di esistere, nelle piazze sicuramente no, forse in qualche talk show televisivo addomesticato e quindi castrato. Forse.
I membri parlanti sono quelli; chi tace acconsente e chi protesta non può. A nostro avviso si chiama regime, dittatura; strisciante, latente, incipiente; in dirittura d’arrivo col Cavaliere e la sua cricca fascista, nondimeno con Veltroni e i suoi comitati di affari. Quest’ultimo, in pieno delirio infrastrutturale sta battendo perfino Berlusconi, al rialzo. Se quello farà il ponte, lui vuole il TAV (Treno Alta Velocità) in tutto il paese, una follia! E ovviamente anche qui il dissenso non è concepito.
Ce lo spiega bene Emma Bonino in una magnifica sintesi: (fonte ANSA) ''Esprimo, innanzitutto, piena e forte solidarieta' a Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta. Ed anche ad Antonio Ferrentino, per le vergognose minacce a lui dirette'' dice il ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee, sulle contestazioni dei manifestanti 'No Tav', che hanno impedito ieri sera (3 aprile) ai presidenti della Regione Piemonte e della Provincia di Torino e al sindaco di Torino di partecipare a un incontro in Val di Susa con la popolazione. (
Vedi come è andata)
''Tira nel Paese una brutta aria: si impedisce con la violenza a Giuliano Ferrara di tenere i suoi comizi; si impedisce ai rappresentanti delle istituzioni locali di incontrare la popolazione della Val di Susa. Una rumorosa minoranza che si spaccia per alfiere della democrazia diretta tiene in realta' in ostaggio la grande maggioranza della popolazione della Valle ma tiene anche in ostaggio un intero Paese, che rischia di essere sempre di piu' emarginato dalle grandi vie di comunicazione europee. Non ce lo possiamo permettere'', conclude il ministro.” E brava Bonino!
Gli intolleranti della Val di Susa si chiedono se non sia invece che è la maggioranza della popolazione ostaggio di una minoranza di politici mediocri. Già…
Sulla Repubblica del 6 aprile perfino un prete (non di quelli no global) se ne esce a dire che “la classe politica è una schifezza sociale”.
Originale. Questo giro comunque, è peggio del precedente. Due anni fa la campagna elettorale si caratterizzava e concludeva con la parola coglioni in bocca allo psiconano, oggi gli attributi maschili non sono ancora stati ufficialmente sbandierati nei comizi, salvo le illazioni della candidata premier su quelli di velluto in segno di spregevole effeminatezza per i colonelli di Fini; il celodurismo di coloritura è finito da mò, ma nell’aria aleggia un puzzo patriarcal-fascista dove non occorrono le parole a definire gli organi per far capire che comunque quelli suggeriscono linguaggi, programmi e filosofia, sotto il gessato, il talare, la testa rasata o il reggicalze.
Quando il colpevole diventa vittima e la vittima colpevole per il solo fatto di far valere le proprie ragioni, quando donne offese non hanno diritto di parola e alle minoranze vessate è concesso dire solo di sì, quando stampa e media coprono e legittimano questa operazione politica di repressione e censura, lo abbiamo detto in altre occasioni, si compie uno stupro civile.
Chi rappresenta chi? Nella scena politica di oggi è dura da definire. Molte sono dubbiose, alcune faranno una dichiarazione di non voto, altre troveranno delle affinità, forse sì, forse no, la maggior parte di noi, da anarchiche non voterà perché, detto in estremissima sintesi, non crede nella rappresentanza ma nell’autogestione (peraltro esperienza praticata per almeno vent’anni al Centro Sociale Autogestito di Udine); ma, al di là di tutto questo, o forse, per colpa di tutto questo detto sopra, c’è una cosa che in mezzo a queste erezioni di modelli imposti per noi, erezioni di lusinghe, di sacre verità o manganelli, c’è una cosa che ci scalda il cuore, ed è quel parlarsi fra donne di questi ultimi tempi, quella rete, quel confronto sempre connotato da un sentire comune intimo e collettivo che si chiama autodeterminazione che è la misura della nostra forza e della inadeguatezza degli/le eligendi schierati orizzontali, obliqui o verticali. Questo ci fa capire che abbiamo prima di tutto già dato un voto ed è a noi stesse. L’unico che noi diamo e daremmo volentieri.
Dumbles - feminis furlanis libertaris - 8 aprile 2008


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24MARZO-PASQUETTA NO TAV

                  PASQUETTA NO TAV

Porpetto lunedì 24 marzo




Diciamo NO al mostro TAV (Treno ad Alta Velocità): devasta l’ambiente

(quel poco rimasto!), è inutile e costosa. Eliminiamo il traffico su gomma chiedendo di valorizzare da subito, per il trasporto merci, le linee ferroviarie esistenti.




dalle 12.00 alle 19.00

sul prato a lato della Strada Provinciale 80

(strada Porpetto-San Giorgio di Nogaro)

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22MARZO-FESTA ANTIRISUREZZIONE

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BASTA NAZI


Un anno fa avevamo denunciato pubblicamente le aggressioni e i pestaggi
fascisti subiti in città da ragazzi dal look alternativo/di sinistra
nelle scuole, per strada e nei locali, gli attacchi al Centro Sociale
Autogestito, ai circoli Arci, a sedi di partiti di sinistra, le
svastiche, le celtiche e le scritte naziste disseminate per Udine e nel
circondario.
Da quest'estate la situazione è addirittura peggiorata, questi sono solo
gli episodi più gravi degli ultimi mesi:
l. l'aggressione a colpi di boccale in faccia a un antifascista fuori
dal Bire; 2. le minacce subite dagli avventori di un locale frequentato
da gay; 3. l'inseguimento e la sassaiola contro l'auto di 4 ragazzi che
avevano appena lasciato il Bire; 4. l' intervento provocatorio del
capetto dei fascistelli a un'assemblea studentesca antifascista nella
sede della Cgil; 5. gli insulti e gli sputi alle donne che manifestavano
in piazza durante la giornata contro la violenza sulle donne; 6. le
scritte fasciste che continuano a campeggiare in città tra il
disinteresse generale quasi che quegli obbrobri siano una normale
componente del paesaggi; 7. l'aggressione a due ragazzi da parte di due
naziskin appena maggiorenni ma già armati di coltello; 8. l'incendio a
scopo intimidatorio del portone in legno [andato completamente
distrutto] dell'abitazione di un testimone in un processo per minacce
che vede imputato il capetto dei naziskin; 9. il contemporaneo
tentativo di incendio con benzina della recinzione e dell'edificio Centro Sociale Autogestito.

Quelli che stanno succedendo a Udine non sono fatti isolati, ma si
inseriscono nella preoccupante crescita dei gruppi neofascisti in tutta
Europa e in Italia (con pestaggi e intimidazioni a antifascisti,
migranti e qualsiasi persona non rientri nei loro parametri di
accettabilità, con incendi a Centri sociali occupati, circoli Arci, luoghi alternativi, sedi di partiti di sinistra), ed anche nelle
politiche securitarie governative, nel contesto della dittatura
mediatica, del revisionismo storico, dell'attacco all'autodeterminazione delle donne.

Bisogna che si sappia che anche a Udine ci sono gruppi nazifascisti che,
indisturbati, praticano la violenza, arrivando ormai a infestare anche
posti diversi dai loro covi abituali. Non si può accettare come normale
che il fascismo prenda piede approfittando dell' ignoranza della storia
da parte delle nuove generazioni.
È fondamentale che queste informazioni circolino come primo passo per
organizzarsi, tenere viva la coscienza antifascista e combattere il
razzismo, il sessismo e l'intolleranza per il diverso. Non si deve
sottovalutare questi fatti, pensando che tanto tocca sempre ad un altro,
non ci si deve lasciar intimidire. Se non ci muoviamo adesso rischiamo
che queste situazioni si riproducano e diventi un problema perfino
girare per strada, nella colpevole indifferenza e apatia generale. Per
questo invitiamo tutte le persone e i gruppi sensibili all'
allerta antifascista!

Sabato 29 marzo, dalle 17 alle 19, piazzetta del Lionello, Udine, presidio
antifascista con interventi, musiche, controinformazione.

Sabato 19 aprile, h.18, Centro Sociale Autogestito, Udine, presentazione
di "All'estrema destra del padre" e "metiX babel feliX", contro vecchi e
nuovi nazifascismi e razzismi.

Venerdì 25 aprile, Udine, r/esistenza ora, 65° anniversario della
Liberazione dal nazifascismo storico, per la liberazione dal nuovo
nazifascismo.

COORDINAMENTO ANTIFASCISTA UDINESE

fip,udine, viale tricesimo 7/3/2008



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8 MARZO-FESTA DELLA DONNA

NON E' UN PAESE PER DONNE
- ci hanno concesso l'anima ma non ancora il corpo-

Dell'anima che non si vede, possiamo farne quello che vogliamo: venderla al diavolo o involarla al cielo; del corpo invece no.
L'esercizio della nostra volontà su di esso, perlomeno su quell'organo dal quale tutt* siamo transitati per venire al mondo, si vorrebbe ancora a noi preclusa e condizionata ai voleri altrui.
Considerandolo nella sua interezza, il corpo che la nostra civiltà ci ha costruito intorno è
un corpo da vedere, nei calendari, nelle tivù, nelle reclames, nella rete; su tutti quei mezzi davanti ai quali sbava il pubblico maschile ma che continua anche ad inquadrare, in un compendio di pesi e misure, il modello al quale ci dovremmo uniformare; è poi un corpo da vendere, per il mercato maschile del sesso che si avvale ancora della modalità schiavitù; un gran rendimento. Un gran rendimento anche per quel corpo da svendere nel mercato del lavoro che non può avvalersi della schiavitù ma va altrettanto bene con la flessibilità madre del precariato, matrice di sfruttamento e morti .
Poi viene il
corpo da violare, violentare o uccidere, come molti uomini in famiglia e fuori pensano che si debba fare. E un corpo da consumare nel mare magnum del consumismo che, almeno in questo caso, applica la par condicio: macina tutti; donne e uomini. Un esempio da calare su questa giornata dell'8 marzo, da molti anni ormai aggiunta alla lista delle feste da consumismo idiota, è "la festa per donne più grande della regione": "8 macho" organizzata alla Fiera di Udine.
Non a caso la rete delle donne che si sta ritessendo dopo la manifestazione contro la violenza di novembre a Roma, ha scritto:
Tra la festa, il rito il silenzio noi scegliamo la lotta.
Ce n'è bisogno.
Quando i pastori di anime si fanno sempre più normatori di corpi;
quando le mani sull'utero valgono il voto dell'urna;
il corpo delle donne è un campo di battaglia e la vittima predestinata è la nostra autodeterminazione.
E non saremmo qui se di questo non fossimo veramente stufe!
Sono anni che papi, preti e politici affiliati, insidiano sui diritti del concepito. Sono riusciti a formalizzarli nell'orrenda legge 40 sulla procreazione assistita e, continuando a dirci che lo zigote o l'embrione ha valore assoluto, che trascende il corpo dal quale discende; trattano le donne che scelgono l'aborto da criminali e assassine e, nella malcelata volontà di impedirlo o comunque condizionarlo, hanno incastonato l'articolo sull'obiezione di coscienza nel cuore della 194.
Bene hanno fatto le donne di Milano del collettivo Mai stat@ zitt@ a lanciare la campagna "
Obiettiamo gli obiettori". Fuori i nomi; che si sappiano; -se li conosci li eviti- che le donne possano evitare di chiedere prestazioni sanitarie a chi privilegia lo sviluppo del concepito, entità biologica in divenire, alla loro salute di persone fatte, coscienti e senzienti.
L'obiezione di coscienza è un principio corretto ma in questo caso applicato in modo palesemente
strumentale e vigliacco.
Come qualche giorno fa ha detto il dott. Flamigni del comitato di bioetica (Il Manifesto, 26 febbraio 08), ma come prima e meglio di lui scriveva l'udinese Laura Conti ("Il tormento e lo scudo" Milano, Mazzotta 1981): "…non si vede perché un obiettore di coscienza di fronte all'aborto debba godere di privilegi che al testimone di Geova vengono negati. Non si vede perché il diritto del testimone di Geova a non praticare trasfusioni debba essere garantito senza compromettere il diritto del ferito a ricevere le cure delle quali ha bisogno, mentre il diritto di un altro a non praticare aborti debba essere garantito anche a scapito del diritto delle donne ad abortire."
Qualcuno ha detto che
se la gravidanza fosse faccenda di uomini, l'aborto si farebbe dal barbiere.
In quel caso potremmo immaginare un buon taglio di rasoio alle grandi filosofie morali che ancora oggi invece inchiodano le donne al ruolo di fattrici obbedienti, di imballaggio a perdere rispetto alla intangibile sacralità del prodotto.
Le donne invece, che nel bene e nel male
hanno messo al mondo e cresciuto l'umanità, che pure, a diverse latitudini con le sue leggi e le sue morali le esclude, non hanno bisogno di grandi filosofie per rivendicare l'autodeterminazione, ovvero la possibilità di decidere per sé. Che cosa c'è di strano? Sul mio corpo, sia fatta la volontà MIA! non sua. Sua: di Dio, del Padre, dell'Uomo e delle SUE leggi.
Lasciamo l'umiliante "8 macho" a chi calcola gli introiti della vendita delle mimose; facciamone un giorno di denuncia e di lotta perché questo ancora non è un paese per donne e non lo sarà fino a che, tanto per cominciare, non si riconoscerà una cosa elementare cioè che "l'utero è di chi ce l'ha", come stava ironicamente, -ma non a caso-, scritto sul cappello cardinalizio di un manifestante No Vat che sta per No Vaticano, appunto. Ferrara non ce l'ha… neanche piccolo.

Con la Rete delle Donne per l'autodeterminazione Sabato 8 marzo in Piazza Matteotti-Udine dalle 16,30 in poi
Dumbles - feminis furlanis libertaris - www.ecologiasociale.org vedi alla voce ecofemminismo



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15 MARZO-PRIMA EDIZIONE FORNELLI RIBELLI

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1MARZO2008 I FROCI-MAL DI PANK

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