Mercoledì, Aprile 30, 2008
29 APRILE 2008
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Pronto, chi terrorizza?
Dunque ha vinto la campagna del terrore, pompata ad arte, in modo invasivo, capillare e condizionante. Il congegno della paura e della sicurezza messo a punto dallo staff del candidato sindaco Alemanno, quello col “simbolo religioso” della croce celtica appeso al collo; quel simbolo che per intenderci è sempre affiancato alla svastica
nella firma delle azioni e aggressioni fasciste di questi ultimi anni;
quello accolto e festeggiato al Campidoglio dal coro “duce duce” e
saluto romano…
La campagna dunque, ha avuto per tema la paura, soprattutto la paura delle donne di essere violentate. Violentate da immigrati, con indicazione di provenienza, cioè rumeni. Il caso della ragazza stuprata e accoltellata alla stazione La Storta ne è stato la chiave di volta.
Gestito
tanto “ad arte”, al punto che “se non c’era bisognava inventarlo”; -la
magistratura indagherà-, a noi lascia una indicibile, profondissima,
amarezza per l’azione strumentale di puro sciacallaggio politico
praticato sul corpo della vittima chè è anche uno stupro potenziale e
ideale a tutte le donne, quando i corpi violati sono convertibili in
bonus politici, in esca elettorale, infine in voti.
Ecco
che cosa ha fatto lo staff del sindaco: ha preso il telefono e con
migliaia di telefonate, ha instillato via cavo il seme della paura, in
particolare per le donne, di quella
paura. Dopo il “lei per chi vota?”, se la risposta non era gradita, si
passava subito al “…ma lei che è donna, non ha paura di essere
violentata?” Tremendo.
Per
chi segue la cronaca e fa due calcoli, o segue quelli già fatti dagli
istituti di statistica ecc., sa che la maggior paura che deve avere una
donna è quella di essere maltrattata, violentata o ammazzata in casa,
cioè dal partner. Questi dati però non fanno notizia, sono un
periodico, insignificante, freddo elenco di numeri che non suscitano
interesse; noi li ripetiamo e li ripetiamo, li commentiamo, li contestualizziamo, cerchiamo di capire perché, dove si può intervenire, come si può cambiare…
Indichiamo
i primi della lista cioè mariti, padri, fidanzati; uomini di casa
nostra; e indichiamo, quando capita anche l’uomo venuto da fuori.
L’uomo venuto da fuori è invece colpevole, gravemente colpevole e il corpo della vittima diventa quell’oggetto che si usa per liberarsene. Né più né meno.
Gli
sconfitti piangono e nella loro autocoscienza dicono di aver
sottovalutato il problema “sicurezza”, questo che sembra per
scimiottamento diventato l’enorme, gigante, planetario, assoluto
problema per cui incominceranno a rincorrere i vincitori, magari
riusciranno anche a superarli a destra… Cofferati docet.
E’ di queste operazioni carognesche
che dovremmo aver paura, di questa falsificazione della realtà, di
questo agire in nome e per conto delle donne che è un agire da gran
bastardi perché delle donne non gliene può fregare di meno, e non sono le donne, non
siamo noi a dargli mandato, a chiedere pogrom e pulizia etnica, non
siamo noi a invocare politiche securitarie che oggi fanno rima con
leggi e azioni liberticide.
Lady
Rauti in Alemanno, nera doc, “tecnica” delle quote rosa, dopo il primo
punto del suo programma personale da first lady, cioè: “sicurezza”, al
secondo posto mette: “azioni positive per le donne”. Come dovremmo
interpretarle? Fidarci? Come si fidarono Donatella e Rosaria
quando salirono sull’auto di quei tre ragazzi della Roma bene, figli di
quella genìa, i cui parenti politici oggi si affacciano dal balcone del
Campidoglio? Dumbles - feminis furlanis libertaris 29 aprile 2008 |
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