1° MAGGIO 2008 NO TAV

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29 APRILE 2008
















 
 
 




 

Pronto, chi terrorizza?
Strategie elettorali: lo stupro come esca politica

Dunque ha vinto la campagna del terrore, pompata ad arte, in modo invasivo, capillare e condizionante. Il congegno della paura e della sicurezza messo a punto dallo staff del candidato sindaco Alemanno, quello col “simbolo religioso” della croce celtica appeso al collo; quel simbolo che per intenderci è sempre affiancato alla svastica nella firma delle azioni e aggressioni fasciste di questi ultimi anni; quello accolto e festeggiato al Campidoglio dal coro “duce duce” e saluto romano…

La campagna dunque, ha avuto per tema la paura, soprattutto la paura delle donne di essere violentate. Violentate da immigrati, con indicazione di provenienza, cioè rumeni. Il caso della ragazza stuprata e accoltellata alla stazione La Storta ne è stato la chiave di volta.

Gestito tanto “ad arte”, al punto che “se non c’era bisognava inventarlo”; -la magistratura indagherà-, a noi lascia una indicibile, profondissima, amarezza per l’azione strumentale di puro sciacallaggio politico praticato sul corpo della vittima chè è anche uno stupro potenziale e ideale a tutte le donne, quando i corpi violati sono convertibili in bonus politici, in esca elettorale, infine in voti.

Ecco che cosa ha fatto lo staff del sindaco: ha preso il telefono e con migliaia di telefonate, ha instillato via cavo il seme della paura, in particolare per le donne, di quella paura. Dopo il “lei per chi vota?”, se la risposta non era gradita, si passava subito al “…ma lei che è donna, non ha paura di essere violentata?” Tremendo.
Tremendo pensare che questa strumentalizzazione abbia funzionato.
Tremendo instillare la paura, tremendo sfruttare la paura.

Per chi segue la cronaca e fa due calcoli, o segue quelli già fatti dagli istituti di statistica ecc., sa che la maggior paura che deve avere una donna è quella di essere maltrattata, violentata o ammazzata in casa, cioè dal partner. Questi dati però non fanno notizia, sono un periodico, insignificante, freddo elenco di numeri che non suscitano interesse; noi li ripetiamo e li ripetiamo, li commentiamo, li contestualizziamo, cerchiamo di capire perché, dove si può intervenire, come si può cambiare…

Indichiamo i primi della lista cioè mariti, padri, fidanzati; uomini di casa nostra; e indichiamo, quando capita anche l’uomo venuto da fuori.
Ma nella campagna di questa primavera nera invece, i primi non esistono, quando gli uomini sono di casa, le notizie di violenza si riducono a quattro righe in cronaca e la vittima o è sempre almeno un po’ consenziente, o scompare, diviene un nulla, svanisce; non ha voce, non ha corpo, non ha diritto.

L’uomo venuto da fuori è invece colpevole, gravemente colpevole e il corpo della vittima diventa quell’oggetto che si usa per liberarsene. Né più né meno.
La categoria “donna stuprata“, in questo periodo è stata un oggetto potente per liberarsi del reo e di tutta la sua génìa (pensate agli sgomberi dei campi rom dopo il caso di Giovanna Reggiani); e poi, un oggetto potente che ha fatto guadagnare voti a chi l’ha saputo usare bene.
Questo ha fatto lo staff del candidato sindaco Alemanno;
ha sfruttato la paura ed è passato all’incasso.

Gli sconfitti piangono e nella loro autocoscienza dicono di aver sottovalutato il problema “sicurezza”, questo che sembra per scimiottamento diventato l’enorme, gigante, planetario, assoluto problema per cui incominceranno a rincorrere i vincitori, magari riusciranno anche a superarli a destra… Cofferati docet.

E’ di queste operazioni carognesche che dovremmo aver paura, di questa falsificazione della realtà, di questo agire in nome e per conto delle donne che è un agire da gran bastardi perché delle donne non gliene può fregare di meno, e non sono le donne, non siamo noi a dargli mandato, a chiedere pogrom e pulizia etnica, non siamo noi a invocare politiche securitarie che oggi fanno rima con leggi e azioni liberticide.

Lady Rauti in Alemanno, nera doc, “tecnica” delle quote rosa, dopo il primo punto del suo programma personale da first lady, cioè: “sicurezza”, al secondo posto mette: “azioni positive per le donne”. Come dovremmo interpretarle? Fidarci? Come si fidarono Donatella e Rosaria quando salirono sull’auto di quei tre ragazzi della Roma bene, figli di quella genìa, i cui parenti politici oggi si affacciano dal balcone del Campidoglio?
Dovremmo averne paura anche se
sono romani e non rumeni?
La violenza è violenza da chiunque e su chiunque sia compiuta, ma fra quanti la compiono, soltanto i primi hanno saputo sfruttarla così bene al punto di trarne profitto politico.
“Come si può strumentalizzare il dolore?” ha detto indignato il nuovo podestà… Beh, ora potrebbe rispondersi da solo, visto che gli ha reso così bene.

Dumbles - feminis furlanis libertaris 29 aprile 2008

 
     
     

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Elezioni ed erezioni politiche 2008

Dame, cavalieri, martiri e ferrovieri.

Originale. Questo giro c’è una candidata premier. La prima nella storia della Repubblica.
Non viene dal contesto che dai tempi del primo voto alle donne ha tentato, bene o male, di sostenere l’emancipazione e la rappresentanza femminile; viene dal magma nero del fascismo al quale si dice orgogliosa di appartenere. Anzi, di più. Abbiamo da poco assistito alla sfida Santanchè vs Mussolini. Dell’essere orizzontali … :“orizzontale sei tu…” “no, mio nonno dice che sei tu…” ecc., per arrivare al cuore della vera sfida che potremmo sintetizzare così: “…
duce, duce delle mie brame, chi è la più fascista del reame?.
Dame nere entrambe senza dubbio alcuno.
L’aspirante presidentessa accolta il 29 marzo a Milano dal coro “Duce - duce” e saluto romano sarà pure in competizione ma tutto sommato a suo agio in questa tornata elettorale che pullula di fasci di ogni risma: Ciarrapico e Mussolini chèz Berlusconi; Roberto Fiore balla da solo col suo partito nazifascista Forza Nuova, e lei ospita Romagnoli, quello che nega l’esistenza delle camere a gas. Tant’è, a questo si è arrivati anche grazie ad una sinistra orizzontale, persa, prona al revisionismo, lasca nell’antifascismo, ossequiosa al clericalismo, intellettualmente e imperdonabilmente distratta verso le infiltrazioni destrorse multiformi e diffuse nel tessuto culturale e sociale…
Lei, quella del “futuro che non futa” (brava Cortellesi!), provoca. Nella presentazione del suo libro “Le donne violate”; su Panorama dice: “…un libro che denuncia la tragedia, la segregazione delle donne dovrebbe essere libertario, sovversivo, progressista, insomma, molto di sinistra. E invece è la sinistra che non sa fare più il proprio dovere…”; guarda un po’, mascella volitiva in versione femminista; lei patronessa delle musulmane maltrattate; di quelle immigrate/i spesso clandestine che, ripete, con compulsione ossessiva: “bisogna cacciare a pedate nel sedere”; però…, però una donna non può prescindere dal consenso femminile che è pur sempre un bel bottino ed eccola nella versione grottesca della femminista di destra.
Una mostruosità già intravista; ci provò a suo tempo anche l’antagonista Mussolini, a più riprese, ma in particolare nel lontano 2003 a capitanare le parlamentari contro la legge sulla provetta che poi prese corpo nella “magnifica” legge 40... Camaleontesse, -con tutto il rispetto per la bestia-, come lo è tutta questa destra raccontata nel doc. Nazirock, nelle svastiche e nelle celtiche, nelle aggressioni, nelle intimidazioni, nel populismo, nel doppiopetto e nel manganello e ora anche nei tacchi a spillo per camminare erette sugli attributi di velluto dei camerati. Saranno, queste sue erezioni, accattivanti per donne bisognose di un capo D come destra e D come donna? O susciteranno solo voieurismo da parte soprattuto di U come uomini? O solo fastidio perché taroccate come i suoi manifesti elettorali :”Credo nella chirurgia estetica”?. Lei dice che piace alle donne perché è un uomo (??). Molto difficile far quadrare il fascismo emancipazionista. Anzi impossibile.
Proprio in questi giorni poi in cui molte donne stanno manifestando in modo vigoroso contro quelle esternazioni che riattualizzano il motto fascista secondo cui le donne erano nate per “badare alla casa, mettere al mondo dei figli e portare le corna”. Sorvoliamo sulla casa e le corna, ma, stando a Ferrara, il mettere al mondo figli, quella sì dovrebbe essere una vocazione. Così è partito con la sua lista “Aborto? No grazie”. Ma Ferrara ci è o ci fa? Mah. Un po’ patologico lo è, non per problemi metabolici, per carità, ma per problemi di personalità forse sì; il suo ergersi illuminato spirituale trascendente, il suo vessillo dell’amore incarnato in donne partorienti a nastro, il suo parlare per chi non ha voce, il concepito, che lo fanno indubbiamente godere della provocazione forse lo fanno sentire anche un po’ profeta. Incompreso. Su di lui in ogni luogo in cui posi il piede piovono contestazioni miste ad insulti ed ortaggi, ovviamente di chi ritiene di dover parlare per voce propria, essendo stata bollata da assassina e quindi provocata. Non era che “chi semina vento raccoglie tempesta”? Sul Corriere della Sera (6 aprile) Ernesto Galli della Loggia lo dipinge come un martire consegnato “ in pasto alla demonizzazione estremistico- femminista “, Miriam Mafai avrebbe voluto essere con lui sul palco di Bologna a sostenerlo, Daniela Santanchè lo accoglie nel club dei fascisti e Fausto Bertinotti gli manda la sua solidarietà…
A questo punto si capisce che la frittata è fatta e che il dissenso non ha più diritto di esistere, nelle piazze sicuramente no, forse in qualche talk show televisivo addomesticato e quindi castrato. Forse.
I membri parlanti sono quelli; chi tace acconsente e chi protesta non può. A nostro avviso si chiama regime, dittatura; strisciante, latente, incipiente; in dirittura d’arrivo col Cavaliere e la sua cricca fascista, nondimeno con Veltroni e i suoi comitati di affari. Quest’ultimo, in pieno delirio infrastrutturale sta battendo perfino Berlusconi, al rialzo. Se quello farà il ponte, lui vuole il TAV (Treno Alta Velocità) in tutto il paese, una follia! E ovviamente anche qui il dissenso non è concepito.
Ce lo spiega bene Emma Bonino in una magnifica sintesi: (fonte ANSA) ''Esprimo, innanzitutto, piena e forte solidarieta' a Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta. Ed anche ad Antonio Ferrentino, per le vergognose minacce a lui dirette'' dice il ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee, sulle contestazioni dei manifestanti 'No Tav', che hanno impedito ieri sera (3 aprile) ai presidenti della Regione Piemonte e della Provincia di Torino e al sindaco di Torino di partecipare a un incontro in Val di Susa con la popolazione. (
Vedi come è andata)
''Tira nel Paese una brutta aria: si impedisce con la violenza a Giuliano Ferrara di tenere i suoi comizi; si impedisce ai rappresentanti delle istituzioni locali di incontrare la popolazione della Val di Susa. Una rumorosa minoranza che si spaccia per alfiere della democrazia diretta tiene in realta' in ostaggio la grande maggioranza della popolazione della Valle ma tiene anche in ostaggio un intero Paese, che rischia di essere sempre di piu' emarginato dalle grandi vie di comunicazione europee. Non ce lo possiamo permettere'', conclude il ministro.” E brava Bonino!
Gli intolleranti della Val di Susa si chiedono se non sia invece che è la maggioranza della popolazione ostaggio di una minoranza di politici mediocri. Già…
Sulla Repubblica del 6 aprile perfino un prete (non di quelli no global) se ne esce a dire che “la classe politica è una schifezza sociale”.
Originale. Questo giro comunque, è peggio del precedente. Due anni fa la campagna elettorale si caratterizzava e concludeva con la parola coglioni in bocca allo psiconano, oggi gli attributi maschili non sono ancora stati ufficialmente sbandierati nei comizi, salvo le illazioni della candidata premier su quelli di velluto in segno di spregevole effeminatezza per i colonelli di Fini; il celodurismo di coloritura è finito da mò, ma nell’aria aleggia un puzzo patriarcal-fascista dove non occorrono le parole a definire gli organi per far capire che comunque quelli suggeriscono linguaggi, programmi e filosofia, sotto il gessato, il talare, la testa rasata o il reggicalze.
Quando il colpevole diventa vittima e la vittima colpevole per il solo fatto di far valere le proprie ragioni, quando donne offese non hanno diritto di parola e alle minoranze vessate è concesso dire solo di sì, quando stampa e media coprono e legittimano questa operazione politica di repressione e censura, lo abbiamo detto in altre occasioni, si compie uno stupro civile.
Chi rappresenta chi? Nella scena politica di oggi è dura da definire. Molte sono dubbiose, alcune faranno una dichiarazione di non voto, altre troveranno delle affinità, forse sì, forse no, la maggior parte di noi, da anarchiche non voterà perché, detto in estremissima sintesi, non crede nella rappresentanza ma nell’autogestione (peraltro esperienza praticata per almeno vent’anni al Centro Sociale Autogestito di Udine); ma, al di là di tutto questo, o forse, per colpa di tutto questo detto sopra, c’è una cosa che in mezzo a queste erezioni di modelli imposti per noi, erezioni di lusinghe, di sacre verità o manganelli, c’è una cosa che ci scalda il cuore, ed è quel parlarsi fra donne di questi ultimi tempi, quella rete, quel confronto sempre connotato da un sentire comune intimo e collettivo che si chiama autodeterminazione che è la misura della nostra forza e della inadeguatezza degli/le eligendi schierati orizzontali, obliqui o verticali. Questo ci fa capire che abbiamo prima di tutto già dato un voto ed è a noi stesse. L’unico che noi diamo e daremmo volentieri.
Dumbles - feminis furlanis libertaris - 8 aprile 2008


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