24MARZO-PASQUETTA NO TAV
PASQUETTA NO TAV
Porpetto lunedì 24 marzo
Diciamo NO al mostro TAV (Treno ad Alta Velocità): devasta l’ambiente
(quel poco rimasto!), è inutile e costosa. Eliminiamo il traffico su gomma chiedendo di valorizzare da subito, per il trasporto merci, le linee ferroviarie esistenti.
dalle 12.00 alle
19.00
sul
prato a lato della Strada Provinciale 80
(strada
Porpetto-San Giorgio di Nogaro)
BASTA NAZI
Un anno fa avevamo denunciato pubblicamente le
aggressioni e i pestaggi
fascisti subiti in città da
ragazzi dal look alternativo/di sinistra
nelle scuole, per strada
e nei locali, gli attacchi al Centro Sociale
Autogestito, ai
circoli Arci, a sedi di partiti di sinistra, le
svastiche, le
celtiche e le scritte naziste disseminate per Udine e
nel
circondario.
Da quest'estate la situazione è
addirittura peggiorata, questi sono solo
gli episodi più
gravi degli ultimi mesi:
l. l'aggressione a colpi di boccale in
faccia a un antifascista fuori
dal Bire; 2. le minacce subite
dagli avventori di un locale frequentato
da gay; 3. l'inseguimento
e la sassaiola contro l'auto di 4 ragazzi che
avevano appena
lasciato il Bire; 4. l' intervento provocatorio del
capetto dei
fascistelli a un'assemblea studentesca antifascista nella
sede
della Cgil; 5. gli insulti e gli sputi alle donne che
manifestavano
in piazza durante la giornata contro la violenza
sulle donne; 6. le
scritte fasciste che continuano a campeggiare
in città tra il
disinteresse generale quasi che quegli
obbrobri siano una normale
componente del paesaggi; 7.
l'aggressione a due ragazzi da parte di due
naziskin appena
maggiorenni ma già armati di coltello; 8. l'incendio a
scopo
intimidatorio del portone in legno [andato completamente
distrutto]
dell'abitazione di un testimone in un processo per minacce
che
vede imputato il capetto dei naziskin; 9. il contemporaneo
tentativo
di incendio con benzina della recinzione e dell'edificio Centro
Sociale Autogestito.
Quelli che stanno succedendo a Udine non
sono fatti isolati, ma si
inseriscono nella preoccupante crescita
dei gruppi neofascisti in tutta
Europa e in Italia (con pestaggi e
intimidazioni a antifascisti,
migranti e qualsiasi persona non
rientri nei loro parametri di
accettabilità, con incendi a
Centri sociali occupati, circoli Arci, luoghi alternativi, sedi di
partiti di sinistra), ed anche nelle
politiche securitarie
governative, nel contesto della dittatura
mediatica, del
revisionismo storico, dell'attacco all'autodeterminazione delle
donne.
Bisogna che si sappia che anche a Udine ci sono gruppi
nazifascisti che,
indisturbati, praticano la violenza, arrivando
ormai a infestare anche
posti diversi dai loro covi abituali. Non
si può accettare come normale
che il fascismo prenda piede
approfittando dell' ignoranza della storia
da parte delle nuove
generazioni.
È fondamentale che queste informazioni
circolino come primo passo per
organizzarsi, tenere viva la
coscienza antifascista e combattere il
razzismo, il sessismo e
l'intolleranza per il diverso. Non si deve
sottovalutare questi
fatti, pensando che tanto tocca sempre ad un altro,
non ci si deve
lasciar intimidire. Se non ci muoviamo adesso rischiamo
che queste
situazioni si riproducano e diventi un problema perfino
girare per
strada, nella colpevole indifferenza e apatia generale. Per
questo
invitiamo tutte le persone e i gruppi sensibili all'
allerta
antifascista!
Sabato 29 marzo, dalle 17 alle 19, piazzetta del
Lionello, Udine, presidio
antifascista con interventi, musiche,
controinformazione.
Sabato 19 aprile, h.18, Centro Sociale
Autogestito, Udine, presentazione
di "All'estrema destra del
padre" e "metiX babel feliX", contro vecchi e
nuovi
nazifascismi e razzismi.
Venerdì 25 aprile, Udine,
r/esistenza ora, 65° anniversario della
Liberazione dal
nazifascismo storico, per la liberazione dal
nuovo
nazifascismo.
COORDINAMENTO ANTIFASCISTA
UDINESE
fip,udine, viale tricesimo 7/3/2008
8 MARZO-FESTA DELLA DONNA
NON
E' UN PAESE PER DONNE
-
ci hanno concesso l'anima ma non ancora il corpo-
Dell'anima
che non si vede, possiamo farne quello che vogliamo: venderla al
diavolo o involarla al cielo; del corpo invece no.
L'esercizio
della nostra volontà su di esso, perlomeno su quell'organo dal
quale tutt* siamo transitati per venire al mondo, si vorrebbe ancora
a noi preclusa e condizionata ai voleri altrui.
Considerandolo
nella sua interezza, il corpo che la nostra civiltà ci ha
costruito intorno è un
corpo da vedere,
nei calendari, nelle tivù, nelle reclames, nella rete; su
tutti quei mezzi davanti ai quali sbava il pubblico maschile ma che
continua anche ad inquadrare, in un compendio di pesi e misure, il
modello al quale ci dovremmo uniformare; è poi un
corpo da vendere,
per il mercato maschile del sesso che si avvale ancora della modalità
schiavitù; un gran rendimento. Un gran rendimento anche per
quel corpo
da svendere
nel mercato del lavoro che non può avvalersi della schiavitù
ma va altrettanto bene con la flessibilità madre del
precariato, matrice di sfruttamento e morti .
Poi viene il corpo
da violare,
violentare o uccidere, come molti uomini in famiglia e fuori pensano
che si debba fare. E un
corpo da consumare
nel mare magnum del consumismo che, almeno in questo caso, applica la
par condicio: macina tutti; donne e uomini. Un esempio da calare su
questa giornata dell'8 marzo, da molti anni ormai aggiunta alla lista
delle feste da consumismo idiota, è "la festa per donne
più grande della regione": "8 macho"
organizzata alla Fiera di Udine.
Non a caso la rete delle donne
che si sta ritessendo dopo la manifestazione contro la violenza di
novembre a Roma, ha scritto:
Tra
la festa, il rito il silenzio noi scegliamo la lotta.
Ce
n'è bisogno.
Quando i pastori di anime si fanno sempre più
normatori di corpi;
quando le mani sull'utero valgono il voto
dell'urna;
il corpo
delle donne è un campo di battaglia e la vittima predestinata
è la nostra autodeterminazione.
E
non saremmo qui se di questo non fossimo veramente stufe!
Sono
anni che papi, preti e politici affiliati, insidiano sui diritti del
concepito. Sono riusciti a formalizzarli nell'orrenda legge 40 sulla
procreazione assistita e, continuando a dirci che lo zigote o
l'embrione ha valore assoluto, che trascende il corpo dal quale
discende; trattano le donne che scelgono l'aborto da criminali e
assassine e, nella malcelata volontà di impedirlo o comunque
condizionarlo, hanno incastonato l'articolo sull'obiezione di
coscienza nel cuore della 194.
Bene hanno fatto le donne di Milano
del collettivo Mai stat@ zitt@ a lanciare la campagna "Obiettiamo
gli obiettori".
Fuori i nomi; che si sappiano; -se li conosci li eviti- che le donne
possano evitare di chiedere prestazioni sanitarie a chi privilegia lo
sviluppo del concepito, entità biologica in divenire, alla
loro salute di persone fatte, coscienti e senzienti.
L'obiezione
di coscienza è un principio corretto ma in questo caso
applicato in modo palesemente strumentale
e vigliacco.
Come
qualche giorno fa ha detto il dott. Flamigni del comitato di bioetica
(Il Manifesto, 26 febbraio 08), ma come prima e meglio di lui
scriveva l'udinese Laura Conti ("Il tormento e lo scudo"
Milano, Mazzotta 1981): "…non si vede perché un
obiettore di coscienza di fronte all'aborto debba godere di privilegi
che al testimone di Geova vengono negati. Non si vede perché
il diritto del testimone di Geova a non praticare trasfusioni debba
essere garantito senza compromettere il diritto del ferito a ricevere
le cure delle quali ha bisogno, mentre il diritto di un altro a non
praticare aborti debba essere garantito anche a scapito del diritto
delle donne ad abortire."
Qualcuno ha detto che se
la gravidanza fosse faccenda di uomini, l'aborto si farebbe dal
barbiere.
In
quel caso potremmo immaginare un buon taglio di rasoio alle grandi
filosofie morali che ancora oggi invece inchiodano le donne al ruolo
di fattrici obbedienti, di imballaggio a perdere rispetto alla
intangibile sacralità del prodotto.
Le donne invece, che
nel bene e nel male hanno
messo al mondo e cresciuto l'umanità,
che pure, a diverse latitudini con le sue leggi e le sue morali le
esclude, non hanno bisogno di grandi filosofie per rivendicare
l'autodeterminazione, ovvero la possibilità di decidere per
sé. Che cosa c'è di strano? Sul mio corpo, sia fatta la
volontà MIA! non sua. Sua: di Dio, del Padre, dell'Uomo e
delle SUE leggi.
Lasciamo l'umiliante "8 macho" a chi
calcola gli introiti della vendita delle mimose; facciamone un giorno
di denuncia e di lotta perché questo ancora non è un
paese per donne e non lo sarà fino a che, tanto per
cominciare, non si riconoscerà una cosa elementare cioè
che "l'utero è di chi ce l'ha", come stava
ironicamente, -ma non a caso-, scritto sul cappello cardinalizio di
un manifestante No Vat che sta per No Vaticano, appunto. Ferrara non
ce l'ha… neanche piccolo.
Con
la Rete delle Donne per l'autodeterminazione Sabato 8 marzo in Piazza
Matteotti-Udine
dalle
16,30 in poi
Dumbles
- feminis furlanis libertaris
- www.ecologiasociale.org vedi alla voce ecofemminismo





